Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 3 Gennaio 2021

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La liturgia propone oggi nuovamente, in questa prima Domenica dell’anno, il prologo di Giovanni, letto anche il 31 Dicembre.

Lo stesso testo per la prima messa festiva del 2021 e per l’ultima celebrazione del 2020, quasi ad indicare la centralità del brano, la necessità di fare propri, nel corso dell’intero anno, i messaggi da esso proposti, che vanno meditati con calma, fatti scendere in profondità al fine di poter ad essi conformarsi.

Il primo è quello su cui mi sono già soffermato il 31 Dicembre: Cristo è luce.

Il nostro Salvatore è luce, è luce vera, quella che serve ad illuminare le tenebre, a rischiarare il buio, a darci la certezza che qualsiasi sia l’oscurità che stiamo attraversando lui c’è e, se ci fidiamo della sua persona, della sua parola, riusciremo ad attraversare la notte.

La luce splende nelle tenebre e le tenebre non la hanno vinta “.

E’ un messaggio straordinario di forza e speranza che deve essere impresso in tutti i cristiani: Dio è più forte di tutte le notti, anche di quella della morte, che ha annientato con la sua Risurrezione.

Dio ci dice: non temere, io sono più forte di tutto questo, IO SONO LUCE.

Se lui è luce, ed io ho avuto il dono, la sapienza di comprenderlo, io devo essere “ testimone della luce “.

Sono chiamato, in quanto cristiano, a farmi fiammella, portatore di luce, a predicare ai tanti che vivono e che preferiscono vivere nell’oscurità che la luce c’è ed opera anche in questo mondo.

Sono chiamato ad essere segno di contraddizione, spada affilata che inquieta, che fa interrogare altre persone sul proprio stile di vita.

Il secondo messaggio che viene dal testo è: State attenti, vegliate.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto
“.

Il versetto citato è di un’attualità sconvolgente.

Cristo era ed è nel mondo, ma il mondo non lo ha riconosciuto ( e non lo riconosce ) e non lo ha accolto ( e non lo accoglie ).

Perchè?

Perchè Cristo ed il mondo sono in antitesi.

Dice San Giovanni nella sua meravigliosa lettera ( 1Gv 2,15-17 ) : “ Non amate il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui; perché tutto quello che è nel mondo – la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita – non viene dal Padre, ma viene dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! “

Allora bisogna stare attenti, bisogna essere vigilanti, perché si è chiamati a fare una scelta.

Cristo o il mondo.

Se scelgo la seconda opzione non posso né “ riconoscere “ il Signore né “ accoglierlo “ perché il mio cuore, la mia attenzione, sono rivolti altrove, sono orientati alla soddisfazione dei piaceri materiali, che donano un attimo fugace di pseudo-allegria per poi incatenare nel vizio del “ voglio sempre di più “.

Se scelgo Cristo imposto la mia vita sui suoi insegnamenti e sarò in grado di riconoscerlo ed accoglierlo in tutte le situazioni che l’esistenza mi metterà dinanzi.

Siamo liberi di scegliere ma l’evangelista Giovanni ci dice….come va a finire: “ Il mondo passa con la sua concupiscenza, chi fa la volontà di Dio rimane in eterno “.

Terzo e ultimo messaggio che traggo è:  Cristo ci rivela il Padre.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato
“.

E’ la risposta ad uno dei grandi interrogativi che spesso si pongono le persone: come posso amare Dio che non ho mai visto?

In questa domanda c’è una carenza di conoscenza dei contenuti della fede.

Dio lo conosci perché te lo ha rivelato il Figlio.

Se conosci il Figlio, la cui opera, la sua Parola, è scritta nei Vangeli, conosci anche il Padre.

E, allora, impegnati, dedicati alla “ scoperta “ del Figlio, leggi i testi sacri, vai a messa e, soprattutto, prega: ti accorgerai, a mano a mano, che conoscerai anche il Padre.

Buona Domenica e, per quest’anno, buona “ scoperta “ dapprima del Figlio e poi, attraverso di lui, del Padre.


A cura di Fabrizio Morello

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