Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 29 Agosto 2020

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Giovanni il Battista, Erodiade ed Erode.

I tre protagonisti del Vangelo di oggi rappresentano tre diversi modi di essere, in cui potersi, eventualmente, rispecchiare.

Giovanni il Battista è il profeta che non ha paura.

Chi crede in Dio non teme il giudizio altrui, le incomprensioni, non scende a compromessi con il potere ed è pronto anche a redarguire i potenti laddove pongano in essere comportamenti contrari ai principi evangelici.

Certo è un atteggiamento rischioso, che procura nemici, che ingenera odio in chi non vuole vedersi rinfacciato il proprio atteggiamento, ma è il parametro di comportamento a cui un cristiano deve attenersi.

Dinanzi a qualsiasi snodo della nostra vita mai dobbiamo prendere decisioni in contrasto con i principi evangelici, pur se cio’ ci costerà in termini di “ favori da ricevere “, di perdita di pseudo-amicizie.

Il Vangelo è uno stile di vita e non va tradito: altrimenti è aria fritta.

Erode è invece il simbolo del “ peccatore titubante “.

Sa che sta facendo una cosa ingiusta accompagnandosi ad Erodiade, detesta Giovanni perché gli pone dinanzi questa verità ma teme il Battista perché lo riconosce come “ uomo giusto e santo “, che ascolta volentieri pur “ rimanendo perplesso “.

Erode ha un rimorso di coscienza ma, poi, per “ non fare brutta figura dinanzi agli invitati “, si lascia travolgere completamente dal peccato facendo uccidere il profeta.

Siamo pertanto Erode quando, avendo un rimorso di coscienza, non ascoltiamo il nostro profondo ma ci facciamo travolgere dal “ cosi’ fan tutti “, da altri che ci invitano al peccato.

Pensiamo ad esempio ad una mamma che è incerta sull’abortire.

Nel profondo sa che, se lo fa, compie un omicidio.

In questo suo profondo disagio, magari, viene incentivata dai familiari a farlo perché “ non c’è nulla di male “, “ lo hanno fatto tante donne “, “ cosi’ risolvi il problema “.

Se cede e compie l’omicidio quella donna è Erode.

Abbiamo infine Erodiade, l’emblema puro del “ peccato “.

Il peccato acceca il peccatore, il quale, pur consapevole dell’errore che sta compiendo, non vuole che altri gli dicano che sta sbagliando e, se trova qualcuno che glielo dice apertamente, inizia ad odiarlo e vuole ucciderlo.

Erodiade siamo pertanto noi quando non accettiamo un rimprovero giusto o una correzione fraterna da un familiare, un amico, un sacerdote ma, al contrario, cerchiamo l’occasione giusta per “ uccidere “, magari calunniandolo, quel fratello che ha tentato di farci aprire gli occhi dinanzi al nostro errore.

L’invito è pertanto quello di “ ascoltare “ sempre chi, con schiettezza e con una certa dose di coraggio, ci fa notare dei nostri atteggiamenti che sfociano nel peccato.

Non aggrediamolo, non odiamolo, non siamo scioccamente orgogliosi ma esaminiamoci in profondità e cerchiamo, con oggettività, di comprendere se quanto ci viene detto è vero e può aiutarci a porre in essere un cambiamento.

Giovanni il Battista, Erode o Erodiade.

Il mio comportamento, le mie scelte, a chi si avvicinano di più?

Buona giornata e buona riflessione a tutti.