Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 28 Marzo 2020 – Gv 7, 40-53

247

“ All’udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: «Costui è davvero il profeta!». Altri dicevano: «Costui è il Cristo!» “

Il Vangelo odierno, che, con il salto di pochi versetti, è quasi il continuo di quello di ieri, inizia con un “ cambiamento di opinione “ da parte di molte persone.

Se ieri avevamo visto che tutti i Giudei, quando Gesu’ parlava “ liberamente “ nel tempio, si sorprendevano che “ i capi “ non intervenissero per arrestarlo ed ucciderlo, chiedendosi anche, stupiti, se gli stessi “ capi “ fossero anche loro incorsi nell’errore di riconoscere in Gesu’ il Cristo che doveva venire, oggi notiamo che questa compattezza si sfalda ( “ nacque dissenso “ ) dinanzi alle parole del Maestro.

Alcuni fanno infatti il primo passo del loro percorso di guarigione e riconoscono in lui un “ profeta “, altri, addirittura, completano il loro cammino di uscita dalla cecità interiore, arrivando a riconoscerlo come “ Signore “, altri ancora ( le guardie ) sono talmente colpite dal suo insegnamento ( “ mai un uomo ha parlato cosi’ “ ) da trasgredire anche l’ordine di arrestarlo che avevano ricevuto dai farisei.

Ci sono però ancora coloro i quali non vogliono vedere e che si trincerano dietro la legge ( “ Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice la Scrittura: “Dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il villaggio di Davide, verrà il Cristo”? ) o altri ( i farisei ), che, addirittura, definiscono “ maledetta “ la gente che ha creduto in lui, arrivando perfino a dare dell’ignorante ad uno del loro stesso gruppo, Nicodemo, il quale proponeva loro semplicemente di “ ascoltare “ Gesu’ prima di giudicarlo.

Cosa dice, pertanto, a me, a te, a noi questa scrittura?

Non giudicare aprioristicamente.

Non ti chiudere nelle tue idee preconcette ma, come diceva saggiamente Nicodemo, ascolta prima di fare ogni tua valutazione.

Ritorna il tema dell’ascolto, che è quello che manca a tutti coloro che non riconoscono in Gesu’il Salvatore.

Se infatti inizi ad ascoltarlo, leggendo la Parola, pregando, ti accorgerai dei miracoli che compie nella tua vita ed arriverai a riconoscerlo dapprima come profeta e poi come Signore.

Per affinare l’ascolto e per liberarsi dalle proprie idee preconcette la ricetta è la preghiera.

Sul punto riporto uno stralcio di una meravigliosa catechesi di Don Fabio Rosini, che ho avuto modo di ascoltare due giorni fa, che fa ben comprendere quali sono gli effetti della preghiera nella nostra vita.

Dice il Don che la preghiera “ consente di passare dall’assolutizzazione dei pensieri alla relativizzazione dei medesimi in quanto porta al riconoscimento di essere bisognevoli dell’aiuto di Dio, di una Parola che illumina la mente. La preghiera “ de-assolutizza “ le idee perché permette di sottomettere a Dio cio’ che si pensa. Se non si “ de-assolutizzano “ le idee non si è capaci di amare ( e, aggiungo io, di ascoltare ) in quanto si diverrà superbi “.

E, allora, concludo con un consiglio per tutti noi in questo periodo di Quaresima: aumentiamo lo spazio che dedichiamo alla preghiera, creiamo una relazione con Dio, e saremo capaci di riconoscere in lui il nostro Salvatore.

Buona giornata a tutti.

APPENDICE: Ritengo opportuna un’appendice alla riflessione odierna in quanto può sembrare strano quanto dicono alcuni giudei a supporto della loro tesi per cui Gesu’ non poteva essere il Cristo perché veniva dalla Galilea mentre, secondo le scritture, il Cristo doveva venire da Betlemme.

Noi tutti sappiamo infatti che Gesu’ nacque proprio a Betlemme, in Giudea.

Come mai i giudei dicevano, pertanto, che veniva dalla Galilea?

Riporto, sul punto, a chiarimento, un testo del cardinale Gianfranco Ravasi, tratto da un numero di “ Famiglia Cristiana “ del Settembre 2013 in cui leggesi quanto segue: “ È facile comprendere la reazione sospettosa di quei Gerosolimitani nei confronti di Gesù che sembra arrogarsi illegittimamente la qualità messianica: «Costui sappiamo di dov’è». Egli, infatti, è conosciuto come collegato a un villaggio talmente insignificante da non essere citato neppure una volta nell’Antico Testamento, Nazaret. Non era, quindi, diffusa la notizia della sua nascita a Betlemme, avvenuta quasi per una ragione estrinseca, ossia il censimento non residenziale ma etnico che aveva costretto la madre incinta a trasferirsi col suo sposo – di etnia betlemita e di clan davidico – a Betlemme, la patria del re Davide. Abbiamo già avuto occasione di spiegare una strana dichiarazione del Vangelo di Matteo. In essa l’evangelista aveva cercato in qualche modo ( probabilmente attraverso un’allusione non geografica ma simbolica ) di fondare la residenza di Gesù a Nazaret sulle Scritture: «Andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: “Sarà chiamato Nazareno”» (2,23). Questo legame nazaretano era diventato, comunque, un’obiezione che i suoi avversari opponevano a Gesù per il suo riconoscimento come Cristo, cioè Messia “.