Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 28 Aprile 2020

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Continua il discorso di Gesu’ sul cibo, e, più nello specifico, sul “ pane “.

La folla è ancora legata al “ pane “ materiale ricevuto in occasione del miracolo della moltiplicazione e non si è persuasa dinanzi alla prima indicazione ricevuta dal Maestro, contenuta nel Vangelo di ieri, in cui le veniva detto di darsi da fare per il “ cibo che rimane per la vita eterna “.

Gesu’ va allora oltre e spiega che dinanzi a loro c’è più di Mose’, il quale aveva sfamato il popolo grazie all’intervento di Dio.

Dinanzi a loro, infatti, c’è “ colui che discende dal cielo e da la vita al mondo “, l’unico in grado di sfamare, per sempre, le persone.

Anche oggi quindi il Signore ci mette dinanzi a questa grande verità: è lui il nostro pane, è lui il nostro nutrimento indispensabile, senza il quale “ non possiamo fare nulla “ ( Gv 15, 5 ).

Solo cibandoci di lui, frequentando assiduamente l’eucarestia e divenendo, a nostra volta, eucarestia per gli altri con il nostro modo di comportarci, ci sentiremo sazi, soddisfati, felici.

Tutti gli altri “ pani “ danno una gioia effimera, che presto diventa tristezza, la quale spinge, voracemente, in un circolo vizioso, alla ricerca spasmodica di “ ulteriore pane “ che non sazia, rendendo l’uomo infelice.

Prendiamone atto.

Perchè ci sentiamo spesso insoddisfatti?

Perchè, affidandoci più a noi stessi che a Dio, preferiamo nutrirci dei “ pani “ sbagliati, convinti, dal tentatore, che essi siano buoni ma che, in realtà, nel sottofondo, hanno un gusto “ amaro “ perché non possono condurci alla gioia.

Il “ pane “ di Cristo, che è lui stesso, invece, sazia, perché conduce alla vera felicità, che consiste nel vivere come Gesu’ mangiando Gesu’.

Stiamo quindi bene attenti.

A quale pane aneliamo?

Ne va della nostra felicità.

Buona giornata a tutti.