Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 23 Maggio 2020

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Spesso, anche a noi cristiani, capita di pensare che Dio non ascolti le nostre richieste.

Il ragionamento è del tipo: Signore, io vengo sempre in Chiesa, dico il Rosario, dico le coroncine, partecipo alla Caritas parrocchiale, magari faccio anche la catechista, do il mio 8 x 1000 alla Chiesa Cattolica e…se ti chiedo qualcosa non mi accontenti?

Cosi’ non va bene.

Io legittimamentechiedo “ e tu non mi dai.

La pagina evangelica di oggi ci fa capire dov’è l’errore nel nostro ragionamento; esso è nell’omissione di tre parole: “ nel mio nome “.

Il Signore infatti ci promette che qualsiasi cosa chiederemo al Padre “ nel suo nome “ la otterremo.

Noi, invece, chiediamo “ nel nostro nome “ e, per questo, il Padre non ci esaudisce.

Vogliamo infatti piegare la “ sua volontà “ alla “ nostra volontà “, abbiamo la presunzione di credere di sapere cosa sia meglio per noi.

Se, invece, chiediamo al Padre di supportarci in iniziative che abbiamo intrapreso “ nel nome di Gesu’ “ e, quindi, per amore degli altri, degli ultimi, dei deboli, stiamo certi che il Signore ci esaudirà perché quelle attività, quegli slanci, sono impregnati d’amore altruistico e conducono noi e le persone a cui sono rivolte alla “ gioia piena “.

Poniamoci quindi sempre una domanda quando chiediamo qualcosa al Padre.

La stiamo chiedendo “ nel nome del Figlio “ o “ nel nostro nome “?

A seconda della risposta che ci daremo sapremo già se saremo esauditi o meno.

E se ci accorgeremo che “ finora non abbiamo chiesto nulla nel suo nome “ iniziamo a modificare le nostre domande e vedremo che “ otterremo sempre “: ce lo ha promesso Dio e di lui possiamo fidarci.

Buona giornata a tutti.