Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 19 Luglio 2020

167

Anche questa Domenica, cosi’ come la precedente, ha per protagonisti “ i semi “, “ il seminatore “, “ il terreno “.

Gesu’ insegna utilizzando queste parole tratte dal linguaggio contadino, molto familiari al suo uditorio.

Oggi, in particolare, usa questi termini per spiegare che cosa è il “ Regno dei cieli “.

La prima similitudine è tra “ regno dei cieli “ e “ uomo che ha seminato buon seme nel suo campo “.

E’ chiaro, come illustrerà anche ai discepoli che gli chiederanno di spiegar loro la parabola, che i seminatori sono Padre e Figlio, i quali gettano, senza misura, come abbiamo visto Domenica scorsa, il seme dappertutto.

A dar fastidio a quest’opera c’è il maligno, che porta la zizzania.

Zizzania.

E’ una pianta erbacea simile al frumento, che nasce nei campi coltivati e che produce una farina tossica, la quale nuoce al frumento, con il quale si confonde.

Da cio’ nasce l’espressione “ seminare ” o “ mettere zizzania ”, che significa creare, subdolamente e con malignità, ostilità fra le persone.

E’ accaduto al Signore e…accadrà anche a noi: è questo il primo insegnamento di questa Domenica.

Dobbiamo prendere atto che se vogliamo iniziare a costruire “ il regno dei cieli “ già su questa terra, seminando buon frumento, cioè diffondendo la Parola, testimoniando la nostra fede, ci sarà qualcuno che ci osteggerà, ci combatterà, ci calunnierà, metterà, cioè, zizzania, per cercare di screditare noi e, soprattutto, la Parola.

Animo dunque…, è successo a Cristo e, quindi, non lamentiamoci, anzi, insistiamo, quando capiterà a noi poiché….. sappiamo come andrà a finire.

Quando saremo faccia a faccia con Cristo, se avremo perseverato e avremo sempre seminato frumento “ splenderemo come il sole nel Regno del Padre “.

Chi, invece, avrà seminato zizzania sarà “ gettato nella fornace ardente “.

Restiamo sempre creatori di unione, di concordia, e mai di divisione.

Passando al “ secondo seme “ vediamo che Cristo paragona il “ Regno dei cieli “ ad un granello di senapa, che è “ il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami “.

Leggendo questi versetti la mente va al precedente capitolo del Vangelo di Matteo ove Gesu’ loda il Padre perché “ ha nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le ha rivelate ai piccoli “.

E’ l’ennesimo invito alla “ piccolezza “.

Al regno di Dio si accede se si è piccoli, umili, accettando la propria fragilità ed i propri limiti creaturali ma impegnandosi nella sua costruzione con i talenti che si hanno a disposizione.

Mantenendo sempre questo atteggiamento di “ piccolezza “ si diventa dei “ giganti “, dei testimoni della fede credibili al punto tale che anche gli altri “ verranno a fare il nido tra i nostri rami “, cioè ci prenderanno ad esempio per la loro vita.

Infine il Regno viene paragonato al lievito che “ una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata “.

Il lievito è un “ microrganismo che contamina la pasta, facendola crescere “.

E’ l’altro grande insegnamento che vuole darci la Parola di oggi.

Sta ad ognuno di noi essere quel lievito, quell’elemento capace di far moltiplicare, crescere, la diffusione della Parola per portare sempre più persone verso Cristo.

Frumento, senapa e lievito: questo siamo chiamati ad essere per costruire, sin da ora, il Regno di Dio.