Fabrizio Morello – Commento al Vangelo del giorno, 14 Aprile 2022

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Inizia il Triduo Pasquale con la notissima pagina della lavanda dei piedi, che puo’ essere letta come il “ testamento “ che Gesu’ lascia ai suoi discepoli ed, oggi, a noi.

Di solito il “ testamento “ viene redatto quando…si pensa che il proprio tempo su questa terra sta per terminare.

Se noi uomini possiamo “ pensare “ che siamo vicini alla fine, Gesu’ lo “ sapeva “.

Il testo inizia infatti proprio con l’espressione “ Gesu’, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre “.

Sapendo.

Gesù sa e, quindi, fa un gesto che servirà agli apostoli a “ capire “.

Sapendo “ e “ Capite “ sono le due parole su cui mi vorrei soffermare.

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Gesu’ sa che era venuta la sua ora ma sa anche che il Padre “ gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava “.

L’ augurio che voglio fare a me e a tutti è proprio questo: che anche noi ci radichiamo nella certezza che da Dio veniamo e a Dio ritorniamo.

Questa certezza è il cuore della nostra fede, è cio’ che allarga i nostri orizzonti, che sembrano essere poco vasti perchè limitati alla prospettiva terrena.

Non crediamo veramente che siamo “ eterni “, che la morte corporale non è la fine di tutto ma solo il confine, la porta che ci consente l’ingresso nell’eternità per cui siamo stati creati.

Avere come orizzonte il cielo cambia le nostre prospettive, cambia tutti i nostri atteggiamenti, relativizza molte cose e ci consente di convertire le nostre esistenze.

Questa conversione porta al servizio, porta all’amore, i due elementi che sono alla base del                       “ testamento spirituale “ di Cristo.

Gesu’ depone le vesti, prende un asciugamano, se lo cinge intorno alla vita, versa l’acqua nel catino, lava i piedi ai discepoli e poi glieli asciuga.

Una serie di gesti che esprimono la sua “ regalità “, che è quella del servizio.

Gesu’, il figlio di Dio, si china per lavarmi i piedi.

“ Capite quello che ho fatto per voi? “

Ha ragione il povero Pietro.

E’ difficile accettare che Gesu’, il Maestro, ti lava i piedi.

Ma in quel gesto c’è l’essenza di Cristo.

Se non ti fai lavare i piedi da Lui, se pensi di non essere degno, sei fuori dalla sua logica.

Lo devi accettare questo Dio servente, questo Dio che ti lava i piedi, la parte piu’ sporca di te, che non si scandalizza delle tue sozzure ma che ti vuole ripulire, ti vuole di nuovo candido, libero dalla schiavitu’ del peccato e ti vuole invitare a fare lo stesso con i fratelli.

Credo che in questa pagina si manifesti tutta la grandezza del nostro Dio.

Si puo’ non amare un Dio cosi’?

Si puo’ non imitare un Dio cosi’?

E allora, forza.

Dio ci perdona, ci rende puri.

Spendiamo la nostra vita a “ lavarci i piedi l’un l’altro “ certi che, quando varcheremo il confine, sarà Dio a servire noi, come ci dice un altro passo evangelico ( Lc 12, 35-37 ), con cui concludo questa mia breve riflessione, in cui leggesi: “  I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli appena giungerà e busserà. Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli “.

Buon triduo Pasquale a tutti.


A cura di Fabrizio Morello

Foto: mia.

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