Fabrizio Francesco Campus – Commento al Vangelo del giorno – 24 Febbraio 2020

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“Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!».”

Questo padre fa i conti con un suo limite: la sua incredulità. Forse anche noi, in fondo, siamo un po’ increduli a volte. Il punto, però, non è tanto essere increduli quanto riconoscere questa incredulità e affidarla a Dio.

È significativo l’episodio nel Vangelo di oggi, perché questo genitore non subisce passivamente questo suo limite, ma reagisce. Ieri il Vangelo ci parlava dell’amore, quello autentico, quello proprio verso gli ultimi che vorremmo amare. Per essere capaci di un amore così non si può che pregare, perché umanamente non ne siamo capaci.

Così come non siamo capaci di credere sempre. Ed è umano, appunto. Non esiste una fede “fatta in casa”, che resista a tutti gli scossoni, i turbamenti e le “intemperie” a cui ci troviamo a far fronte nella nostra vita. La fede è un dono e la mancanza di fede è qualcosa per cui si può solo pregare. Mi piace pensare che l’ultima frase di Gesù, con la quale si chiude questo Vangelo, sia connessa proprio alla nostra incredulità.

Io so che non sono capace di amare e di credere sempre, ma so anche che “tutto posso in Colui che mi dà forza”, scrive San Paolo ai Filippesi. E allora che il Signore, fonte dell’amore, della fede e della vita, ci dia forza e capacità laddove queste cose ci mancano.

Fabrizio Francesco CampusCommento a cura di Fabrizio Francesco Campus

Il 5 Aprile 2015 ho ricevuto il Battesimo, diventando a tutti gli effetti cristiano cattolico, ma soprattutto figlio di un Dio che non ha mai smesso di cercarmi. La mia vita non è cambiata, ma è cambiato il mio sguardo su di essa. Non sono migliore, ma ora so di essere infinitamente amato e sono in cammino per imparare ad amarmi e ad amare così.


Credo, Signore: aiuta la mia incredulità.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 9, 14-29 In quel tempo, [Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, scesero dal monte] e arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando, e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera». Parola del Signore