Fabrizio Francesco Campus – Commento al Vangelo del giorno – 22 Marzo 2020 – Gv 9, 1-41

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“Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”

Mi ha colpito questo passo di questo ricchissimo Vangelo di oggi. Non sembra che Gesù parli di questo tempo che stiamo vivendo, in cui pare sia notte e in cui siamo costretti a morire a noi stessi, alle nostre abitudini? Prima era giorno e si sa, con la luce ci sentiamo tutti un po’ più forti, sicuri. Pensiamo di vedere, di sapere, di conoscere.

Invece adesso, questo virus ci ha portato via tutte le nostre certezze e di colpo non ci vediamo più così potenti. Questo è il tempo in cui cercare la Luce vera, quella che “illumina ogni uomo”, che ci fa rinascere a vita nuova, come accade al cieco e come accadde a noi il giorno del nostro Battesimo. Fosse questa è l’occasione di recuperare ciò che ci siamo persi nel cammino, di abbandonare tutte quelle logiche, quei desideri, quei deliri di onnipotenza che ci hanno guidato fino ad oggi.

Quanto sarebbe bello fare l’esperienza del cieco nato, cioè tornare alle nostre vite di sempre come creature nuove, che vedono chiaramente, che vedono ciò che conta. Sembra essere già notte, ma non è così. La Luce è qui, tra noi, nelle nostre case, in attesa di irrompere nei nostri cuori e illuminarli in ogni angolo. Cerchiamo la Luce vera adesso, per poterla portare fuori quando tutto questo sarà finito.

Donaci di vedere, Signore. Donaci di saperti riconoscere nel segreto delle nostre case, per poi poterti riconoscere nel volto dei fratelli che riabbracceremo. Preghiamo, oltre che per le vittime di questi giorni e i loro familiari, anche per chi attendeva il Battesimo a Pasqua e ora dovrà aspettare ancora, affinché quella decisione e quel desiderio della Luce vera non vengano meno.


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