Fabrizio Francesco Campus – Commento al Vangelo del giorno – 14 Aprile 2020

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Mi piace pensare a questo Vangelo come a una cronaca della preghiera più profonda. Non solo per le lacrime, benché esse ci aiutino a far cadere la corazza di cui ci rivestiamo anche davanti al Signore stesso, ma anche per il fatto che Maria di Màgdala dialoga, esprimendo ciò che si porta dentro.

Tante volte ci rivolgiamo a Dio chiedendoGli qualcosa, ma quante volte dialoghiamo con Lui? A volte ci sarebbe solo bisogno di dirGli ciò che ci portiamo dentro. Non perché Egli non lo veda, ma perché serve a noi per farGli spazio, per fare veramente esperienza della Pasqua.

Siamo arrabbiati con qualcuno, magari con Dio stesso? Diciamoglielo. Qualcosa ci fa soffrire o ci sentiamo disorientati davanti a un fatto che stiamo vivendo? Diciamoglielo. E quando avremo finito le parole, non ci sarà il nulla.

Anche noi, come Maria di Màgdala, ci sentiremo chiamati per nome e potremo annunciare di averlo visto, di aver fatto esperienza del Suo Amore. Anche noi potremo annunciare che è veramente risorto.


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