don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 7 Maggio 2020

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“Un inviato non è più grande di chi lo ha mandato”

A volte si attacca la Chiesa esigendo da essa un aggiornamento ai nuovi tempi, alle nuove mode, alle nuove idee. Spesso la si critica per la lentezza nella sue decisioni o addirittura per la sua arretratezza nel modo di vedere la realtà. Tale critica nasce dall’idea, infondata, che la Chiesa sia essa stessa a capo del cristianesimo, della religione cristiana. Si dimentica invece che la Chiesa è “l’inviato” a cui Gesù si riferisce nel Vangelo. Essa non ha il potere supremo di modificare a suo piacere i principi che disciplinano la vita cristiana. Alcune osservanze può cambiarle e mutarle a seconda del tempo e del contesto perchè sono di origine umana e vanno adeguate, ma ci sono dei punti fermi che non può alterare perchè appartengono a chi la ha inviata, a Dio. Per questo sbaglia chi (sia esso chierico,religioso o laico), pensando di precorrere i tempi della Chiesa, agisce contro di essa o diversamente da essa in qualsiasi ambito della vita cristiana (liturgia, sacramenti, carità, dottrina). In tal caso non svolgerebbe più il ruolo di inviato, ma si assumerebbe un ruolo addirittura più grande di chi lo ha mandato, abbandonando l’insegnamento stesso di Gesù.

In breve

Essere inviati non vuol dire essere subalterni, ma possedere il delicato compito di tramandare lo stesso insegnamento senza alterarlo, ma inculturandolo nel mutare dei tempi e dei contesti umani.

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Commento a cura di don Vincenzo Marinelli


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