don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 7 Febbraio 2020

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“Che cosa devo chiedere?”

La figlia di Erodiade piacque ad Erode e lui desidera ricompensarla in qualunque modo. La figlia rimane disorientata da questa offerta così generosa e, forse anche a motivo della sua tenera età, è incapace di scegliere per se stessa, e di valutare cosa sia più conveniente domandare. Consultatasi con la madre, fa richiesta di chiedere la “testa di Giovanni il Battista”. Il vangelo mette in risalto la grande responsabilità della madre, e più in generale dei genitori verso l’educazione dei figli.

In quanto genitore ed educatore, tu che cosa insegni a chiedere ai tuoi figli? Cosa li educhi a desiderare? Verso quale traguardo orienti le loro fatiche? Erodiade insegna che desiderare la morte dell’altro è cosa buona, che la propria felicità vale più della vita altrui, che la propria fatica e il proprio impegno merita di essere ricompensato nella misura più alta, anche se questo mette in pericolo gli altri. Che donna diventerà la figlia di Erodiade? Con i tuoi insegnamenti che umanità stai formando nelle prossime generazioni?

In breve

La fede e i valori ad essa connessi sono la meta più alta verso cui indirizzare i desideri, le attese e le fatiche dei figli, perchè solo essa offre il premio più grande: la vita eterna.

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LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 6, 14-29 In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro. Parola del Signore