don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 6 Marzo 2020 – Mt 5, 20-26

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“Chi si adira con il fratello”

Gesù non si ferma solo al comando del “non uccidere”. In tal caso si è posto già fine alla relazione con l’altro e non c’è alcuna possibilità di recuperarla. Per Gesù è importante intervenire molto prima, quando nel cuore inizia a generarsi il risentimento per l’altro che induce all’ira.

Questa apre la porta ad una serie di manifestazioni verbali e non verbali di aggressività che ti inducono all’irrazionalità, alla perdita del controllo, a dire cose che non diresti e a fare cose di cui potresti pentirti. Soprattutto se cedi all’ira perdi la pace, la serenità, la calma, il controllo di te, che è tutto ciò di cui dovresti servirti nel confronto con l’altro, per correggerlo, per curare la tua relazione.

Nella pace è più facile ascoltare la voce dello Spirito, riconoscere nell’altro un fratello e non un avversario, vedere il bene da raggiungere insieme e non rinfacciarsi gli errori fatti. Nei momenti d’ira controlla il tuo modo di comunicare: evita di parlare in fretta, mantieni normale il tono della voce, non gesticolare troppo rapidamente, prova a fare domande piuttosto che affermare e giudicare, fa’ uso di pause di silenzio più prolungate, chiedi al Signore che ti faccia dono del dominio di te.

In breve

Chi si adira ha già perso in partenza qualunque obiettivo di riconciliazione e di crescita nel bene. È un’auto lanciata a grande velocità ma al di fuori della strada da percorrere. Pertanto non arriverà nè prima, nè alla meta del viaggio.

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