don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 31 Maggio 2021

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“A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”

La Vergine Maria compie un primo passo verso la cugina Elisabetta che lascia il segno. Non è semplicemente una cugina che visita l’altra parente in attesa. Qui è la Madre di Dio che si reca in visita a chi è più prossima e bisognosa tra i consanguinei. È proprio dalle dinamiche familiari, dai più prossimi che Maria comincia a manifestare in che modo assume il suo ruolo unico di Madre del Creatore. Si mette in ascolto, si mette a servizio, fa il primo passo verso chi ha bisogno.

A volte ci è più facile vivere la fede al di fuori delle dinamiche familiari che al loro interno. Dinanzi alle incomprensioni e ai litigi che possono accadere tra i parenti, ci è più difficile reagire secondo il Vangelo. Maria invece fa entrare Dio nella casa di Elisabetta. Non lo fa con grandi annunci, ma con gesti concreti. Non tiene in considerazione la sua dignità, ma la vive proprio come offerta di sè, si mette a disposizione in ciò che è più ordinario, nella faccende di casa. Un primo passo in cui con generosità e spontaneità si prodiga ancor prima che le possa venir chiesto. Non c’è carità più umile di quella che è data per scontato, che si considera ovvia proprio a motivo della parentela o dei legami più stretti.

In breve

Più un gesto di carità si considera ovvio e dovuto, più esso è umile quando lo compi senza mettere in conto nessun tipo di riconoscenza, di ricambio, o di merito.


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