don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 27 Maggio 2020

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“custodiscili nel tuo nome”

Le parole di Gesù sono un dialogo quasi intimo con il Padre in cui emerge al contempo l’umanità e la divinità del cuore di Cristo. Da un lato Gesù richiama la sua unità con il Padre, il desiderio del suo ritorno a “casa”, accanto al Padre, e la sua estraneità dal mondo. Dall’altro lato egli richiama la missione intrapresa, l’annuncio della Parola, l’attenzione con cui si è preso cura di coloro che il Padre gli ha affidato e vede la minaccia del mondo per essi. Tutto questo vissuto interiore Gesù lo sta trasformando in occasione di preghiera. A volte la preghiera può essere frettolosa e ridursi a chiedere o ringraziare per gli aspetti più urgenti. Gesù invece insegna come il suo orizzonte di preghiera sia molto vasto: il ringraziamento per quello che ha fatto, l’affidamento per quello che avverrà, i sentimenti, le persone care, le difficoltà e le gioie. Non c’è situazione che non possa essere preghiera e per cui sia superfluo pregare. Non devi solo pregare per le cose urgenti e complicate. Ma metti davanti allo sguardo di Dio ogni cosa che si muove nel tuo cuore e nella tua mente.

In breve

La “materia” della preghiera non ha confini. Tutto può diventare occasione per rivolgerti al Padre non solo le cose più urgenti e complicate.

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Commento a cura di don Vincenzo Marinelli