don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 18 Novembre 2020

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“Fino al mio ritorno”

A chi credeva che il Regno di Dio dovesse manifestarsi subito, Gesù racconta una parabola tutta incentrata sull’attesa di un indeterminato ritorno. Si potrebbe dire che viviamo il tempo in modo molto diverso, a seconda che si guardi dal punti di vista umano o dal punto di vista della fede. Nella prospettiva umana la dimensione del tempo più percepita è il presente.

Tutto deve essere rapido e veloce, a tal punto che il futuro si riconduce al presente. I tempi di attesa diventano intollerabili. Per questo si rinuncia a fare progetti a lungo termine o a pensarsi a lungo in alcune situazioni, a compiere scelte di vita stabili. La prospettiva di fede è invece quella escatologica, della vita eterna. In questa prospettiva la dimensione del tempo più percepita è il futuro. Tutto avverrà un giorno di cui non si conosce nulla, a tal punto che sembra non esserci presente, ma si riconduce tutto ad un domani indeterminato.

Per questo l’impegno nel proprio cammino di conversione si dilata, o si procrastina. La verifica del proprio rapporto con Dio facilmente si rimanda.

Se pertanto nella visione umana del tempo spesso si dimentica la progettualità a lungo termine, nella visione credente talvolta si dimentica la quotidianità dell’incontro con Dio. E se fosse proprio oggi il giorno in cui tornasse il Re del Vangelo? Cosa gli presenteresti delle tue rendite spirituali?

In breve

Non dimenticarti del futuro per non ricondurre le scelte della tua vita solo al tempo presente, e non dimenticarti del presente per non rimandare la tua conversione a data da destinarsi.


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