don Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 14 Aprile 2020

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“Maria!”

Maria è presso il sepolcro, ma nemmeno la visione degli angeli riesce a placare il suo pianto. La morte di Gesù era stata un evento drammatico, di grande sofferenza, ma non poter piangere sul suo corpo, accresceva il suo dolore. Pensare che nemmeno quell’ultimo segno prezioso della sua persona e del suo amore sarebbe stato più disponibile, la devastava. Per quanto il suo corpo martoriato e senza vita fosse una povera consolazione, era tutto quello a cui lei avrebbe volto ancora una volta lo sguardo e che avrebbe dato vita al suo cuore, spento e desolato.

Anche lei immaginava che qualcuno l’avesse portato via, era l’unica alternativa plausibile ed umanamente ragionevole. A nulla è servito nemmeno il tentativo di aiutarla in un lavoro di introspezione, di elaborazione del lutto. Conoscere le motivazioni del pianto non l’hanno aiutata a stare meglio, a placare la sua sofferenza. È solo quando Gesù la chiama per nome che si rianima, il suo cuore riprende a palpitare e a vivere. Non è stata la forza della riflessione ad aiutarla, ma la voce dell’amore. Gesù l’ha chiamata per nome, le ha fatto avvertire di nuovo la sua presenza e il suo amore. È questo che ha ridato a Maria la forza di essere messaggera della risurrezione.
Nelle difficoltà non rimurginare troppo mentalmente sulle cause della tua sofferenza. Conoscerle ti dà consapevolezza, ma non la forza di andare avanti. Sono l’amore di Dio e la vicinanza degli amici possono trasmettere quelle motivazioni che cerchi per andare avanti.

In breve

L’amore di Dio e la vicinanza di qualcuno sono le motivazioni che permettono di andare avanti nei momenti di maggiore sofferenza interiore. Pensare troppo alle cause della sofferenza invece non porta molto lontano.

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Commento a cura di don Vincenzo Marinelli