don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo di oggi 13 Giugno 2019

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L’offerta che Dio gradisce

Con tutta l’autorità del legislatore, che spetta solo a Dio, Gesù indica la misura alta della giustizia a cui tendere. Non ci si può accontentare del modello proposto dagli scribi e dai farisei, ma bisogna superarlo guardando a Dio.

Gesù col suo insegnamento offre la lettura intelligente della Legge, cioè quella che non si ferma alla lettera ma in essa trova la luce della sapienza di Dio. Tale insegnamento avviene in parole e in opere riconoscendo il primato che Dio e la legge riconoscono alla vita dell’uomo. Infatti la Parola di Dio non può essere uno strumento per ottenere qualche cosa, fosse anche un risarcimento per un torto subito.

La legge di Dio, che veicola e regola la giustizia tra gli uomini, ha come scopo la riconciliazione. La giustizia umana si ferma all’obbiettivo di garantire equità secondo un criterio meramente materiale simboleggiato dalla bilancia con i suoi pesi e contrappesi. Tuttavia ci sono aspetti dell’umanità che sfuggono alla legge di gravità e il cui peso non lo si può misurare con gli strumenti commerciali. C’è bisogno di un altro metodo di giudizio che è il “come” di Dio. Gesù ha insegnato a pregare il Padre dicendo: “Sciogli il nodo dei nostri debiti verso di Te … come Te anche noi riusciremo a sciogliere il nodo dei debiti ai nostri debitori”. 

Attraverso l’offerta l’uomo religioso fa una cosa che pensa piaccia a Dio. Gesù ricorda che Dio gradisce il sacrificio solo se unito alla riconciliazione con il fratello. Detto in altri termini, a Dio non interessano singole azioni cultuali, fatte in solitudine e per se stessi, anzi le rigetta perché si sente strumentalizzato e preso in giro.

Gradisce invece il dono che è frutto della fatica di dissodare il terreno del pregiudizio, del sudore della fronte nel costruire ponti tra i fratelli e le generazioni, dell’impegno a volte doloroso di ricercare vie del dialogo. Infatti la rinuncia a riconciliarci col fratello trasforma la nostra offerta a Dio in un atto di giudizio contro di noi. Se rifiutiamo di compiere la giustizia di Dio come potremo chiedere a Dio di fare giustizia verso di noi?

Commento a cura di don Pasquale Giordano

FonteMater Ecclesiae Bernalda

La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

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Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 5, 20-26

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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