don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo di oggi 1 Settembre 2019

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“Chi si umilia sarà esaltato” – 

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO(ANNO C)

 

Nella tradizione ebraica il sabato è un giorno di festa non soltanto perché ci si ferma dal lavoro ma soprattutto perché il tempo, liberato dalla fatica, è vissuto nell’incontro familiare con Dio e i fratelli. Nel lavoro infatti in un certo qual modo si lotta per conquistare il pane con il sudore della fronte. Come in ogni battaglia, si compete, si cerca di strappare la preda all’avversario, cioè si ragiona e si vive in una tensione tale che appaiono inevitabili contrasti e litigi. 

Il sabato è festa non solamente perché è tempo libero ma è il tempo della libertà nel quale ritornare ad apprezzare la bellezza dell’umanità vissuta nella fraternità. La liturgia nella sinagoga ha il compito di riaffermare la centralità della Parola di Dio che convoca e invita come padre premuroso riunisce i suoi figli attorno a sé nel banchetto. Il pranzo festoso che segue la liturgia vorrebbe portare nella vita concreta, nel tessuto delle relazioni quotidiane, ciò che si è celebrato. S’innesca un circolo virtuoso nel quale dalla liturgia, in cui si gode da figli della provvidenza di Dio, si passa alla vita nella quale si condivide da fratelli i beni ricevuti dal Padre. Questo passaggio richiama quello attraverso la porta stretta di cui parlava Gesù nel vangelo di domenica scorsa.  

Nella pagina evangelica di questa domenica c’è un passaggio che viene saltato ma che varrebbe la pena richiamare per comprendere le parole di Gesù.

Mentre è in casa del fariseo che lo sta ospitando per il pasto, Gesù nota un uomo malato di idropisia, malattia che comporta dei gonfiori per accumulo di liquidi. Quando veramente si ascolta il Padre e da lui si viene istruiti, allora si acquista la capacità di vedere le cose come Dio stesso. Nella liturgia si contemplano le grandi opere di Dio. Ma si esce dalla liturgia cercando Dio lì dove ha scelto di abitare. Gesù, uscito dalla sinagoga, entra a casa di un uomo per il pranzo. Lì nota uno dei “piccoli”, uno di quegl’ “invisibili” agli occhi di coloro che cercano la gloria mondana. 

Quell’uomo non sarebbe dovuto essere lì con gli altri perché la malattia, vista come uno stigmata punitivo di Dio per il peccato, era una condizione che costringeva la persona a stare ai margini della comunità per non avere contatti con alcuno. Gesù lo fa uscire dall’anonimato, dall’indifferenza e lo pone al centro dell’attenzione. Sì, solo chi passa attraverso la porta stretta dell’umanità sa piegarsi e vedere coloro che sono invisibili ai più. Spesso ci si nasconde dietro l’alibi di non poter far nulla per risolvere il problema. In realtà basta ridare alla persona la dignità che merita attraverso il piccolo gesto della compagnia, dello stargli accanto, del scegliere il posto dietro l’ultimo.

Gesù lo prende per mano, lo guarisce e lo lascia andare. Il gesto di Gesù è silenzioso ma eloquente perché compie ciò che è stato udito nella sinagoga. Nella liturgia si ascolta ciò che Dio dice e fa per l’uomo, nella vita l’uomo replica nei confronti dei suoi fratelli ciò che Dio fa per lui. Gesù offre nella paternità amorevole la chiave di lettura della Parola di Dio che è sempre un evento di salvezza. Guarire è restituire all’uomo la capacita di relazione e la possibilità veramente di fare festa. 

Venendo alla pagina del vangelo di questa domenica, Gesù nota come “i chiamati alla festa” scelgono i posti migliori, quelli più centrali. Gli invitati cercano di avvicinarsi al padrone di casa e agli ospiti di maggiore riguardo, che di solito erano i capi religiosi. In questa corsa non mancano le lotte per occupare i posti più ambiti. 

Da qui il duplice insegnamento di Gesù che parte richiamando implicitamente ciò che si era celebrato nella sinagoga e ciò che era accaduto poco prima con la guarigione della persona malata. 

Scegliere l’ultimo posto non è un semplice stratagemma per realizzare la propria ambizione, travestendola di falsa umiltà. Si tratta invece di uno stile di vita che rivela di aver ben assimilato quello che Dio ha detto e fatto nella liturgia: Dio chiama tutti i suoi figli alla felicità, ma ha un occhio di predilezione verso gli ultimi, quello che non hanno meriti da vantare per avvicinarsi a Lui. Colui che si siede all’ultimo posto è già contento di essere stato invitato e ammesso al banchetto. Colui che sceglie l’ultimo posto, cioè il posto degli esclusi, dei giudicati, dei calunniati, dei perseguitati, sceglie il posto di Dio. Vuoi trovare Dio? Lo troverai lì dove nessun uomo, che cerca la gioia del mondo, si scomoderà per farsi compagno del fallito, dello straniero, del prigioniero, dell’affamato, dell’assetato, del malato.

La prima lettura ci ricorda la necessità di farci ultimo, cioè occupare il posto che la società assegna ai poveri perché solo in loro Dio può trovare accoglienza. 

La seconda lettura invece ci rivela il senso autentico dell’incontro con Dio che non è assimilabile a quello col giudice che emette la sentenza, ma alla festa che il gran re organizza in occasione delle nozze del suo figlio, a cui si partecipa con l’abito festoso dell’umiltà, della mitezza, della gentilezza, della misericordia. 

La differenza tra gli invitati che cercano di accaparrarsi i posti centrali e coloro che scelgono gli ultimi è resa anche dalla parabola giovannea del pastore buono, che entra nell’ovile dalla porta, che si oppone al ladro, il quale invece scavalca il recinto per rubare e uccidere. 

Così accade anche nel regno di Dio, cioè nella comunità cristiana, in cui ci sono quelli che, come il Signore, nel silenzio e nella ordinarietà si fanno piccoli per guarire e salvare, e chi invece si arrampica alla ricerca di visibilità, titoli (anche di giornali) o solamente per fare i propri interessi. 

Gesù, pur essendo pieno della gloria di Dio, ha rinunciato ad ogni privilegio, come quello di poter trasformare la pietra in pane, ha declinato l’invito a pensare prima a se stesso salvandosi la pelle dalla minaccia di Erode, ha rifiutato la tentazione di usare la giustizia come un’arma per punire e distruggere i suoi nemici. È diventato povero per accogliere dal Padre ogni suo fratello come un dono. 

Mettersi all’ultimo posto significa essere piccolo seme che rende feconda la terra o piccolo lievito che fa crescere la massa. 

Dio può guarire solamente se trova accoglienza e disponibilità, può rivestirci di gloria solamente se ci spogliamo delle nostre armature.

Auguro a tutti una serena domenica e vi benedico di cuore!

Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

Letture della
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

Prima Lettura

Fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore.

Dal libro del Siràcide
Sir 3,19-21.30.31 (NV) [gr. 3,17-20.28-29]

Figlio, compi le tue opere con mitezza,
e sarai amato più di un uomo generoso.
Quanto più sei grande, tanto più fatti umile,
e troverai grazia davanti al Signore.
 
Molti sono gli uomini orgogliosi e superbi,
ma ai miti Dio rivela i suoi segreti.
Perché grande è la potenza del Signore,
e dagli umili egli è glorificato.
 
Per la misera condizione del superbo non c’è rimedio,
perché in lui è radicata la pianta del male.
Il cuore sapiente medita le parabole,
un orecchio attento è quanto desidera il saggio.
Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Salmo 67 (68)

R. Hai preparato, o Dio, una casa per il povero.

I giusti si rallegrano,
esultano davanti a Dio
e cantano di gioia.
Cantate a Dio, inneggiate al suo nome:
Signore è il suo nome. R.
 
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora.
A chi è solo, Dio fa abitare una casa,
fa uscire con gioia i prigionieri. R.
 
Pioggia abbondante hai riversato, o Dio,
la tua esausta eredità tu hai consolidato
e in essa ha abitato il tuo popolo,
in quella che, nella tua bontà,
hai reso sicura per il povero, o Dio. R.

Seconda Lettura

Vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente.

Dalla lettera agli Ebrei
Eb 12,18-19.22-24a

 
Fratelli, non vi siete avvicinati a qualcosa di tangibile né a un fuoco ardente né a oscurità, tenebra e tempesta, né a squillo di tromba e a suono di parole, mentre quelli che lo udivano scongiuravano Dio di non rivolgere più a loro la parola.
 
Voi invece vi siete accostati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a migliaia di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti i cui nomi sono scritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti resi perfetti, a Gesù, mediatore dell’alleanza nuova.

Parola di Dio

Vangelo

Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 14, 1.7-14

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore