don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 8 Luglio 2020

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La Chiesa come un fiume di acqua viva, acqua della compassione

Mercoledì della XIV settimana del Tempo Ordinario(Anno pari)

Gesù tra i suoi discepoli ne sceglie dodici che chiama apostoli. Il numero e il nome dei membri della piccola comunità che si costituisce allude al popolo d’Israele, con le sue dodici tribù, a cui non è data una porzione di terra ma sono affidate delle persone. 

Sono chiamati apostoli perché condividono con Gesù la sua missione e al tempo stesso il potere per attuarla. Come Gesù anch’essi sono inviati a proclamare il Vangelo, per rende visibile la prossimità del regno dei cieli, cioè di Dio, perché dovunque arriva liberi l’uomo dalla schiavitù del peccato e gli restituisca la salute del corpo e dello spirito. C’è indubbiamente una «guerra santa» da condurre che non è finalizzata a conquistare territori da possedere, ad allargare i confini sui quali stendere la propria autorità o crescere in numero. Gesù conferisce agli apostoli il potere, più grande, che si esercita prendendosi cura del prossimo, di quello che è già vicino e al quale farsi prossimo. 

I nomi degli apostoli menzionati ricordano alle generazioni successive, che ascoltano il vangelo, che essi sono i patriarchi del nuovo Israele, i capostipiti di un nuovo popolo, quello che, liberato da Cristo non dalla schiavitù egiziana ma da quella del peccato, è in cammino per raggiungere la vera Terra Promessa, o meglio, per fare della terra che abitano la Terra Santa. 

Nell’inviare in missione Gesù traccia l’itinerario. Lo fa indicando due limiti che sono come gli argini di un fiume: Non andare dai pagani e non entrare nella casa dei Samaritani. Gesù non sta alimentando una visione nazionalistica della missione come se essa fosse riservata solamente agli ebrei; al contrario, la sta stigmatizzando. Infatti, il Maestro stesso ha superato i confini d’Israele per andare in territori pagani e anche in Samaria. Gesù sta indicando nella compassione verso chi è perduto, dei propri fratelli, l’atteggiamento di base e la priorità di metodo per la missione 

La Chiesa, ispirandosi alla fede e alla missione portata avanti dai suoi patriarchi, è un popolo in cammino dietro Gesù, composto di gente che non insegue i propri sogni di gloria, che non pretende di convertire gli altri a suon di regole e prescrizioni, che non entra a gamba tesa nella vita di coloro che sono considerati “irregolari”, ma che con compassione si avvicina a tutti considerandoli fratelli, perché figli di un unico Padre e membri di un solo regno.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
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