don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 8 Aprile 2020

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Il baratto e il Dono

Mercoledì della Settimana Santa

Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!

In quel tempo, uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariòta, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnare Gesù.

Il primo giorno degli Ázzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Ed egli rispose: «Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”». I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.

Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: «In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, Signore?». Ed egli rispose: «Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!». Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».

«Quanto volete darmi perché ve lo consegni?», il tradimento inizia quando, soprattutto nelle relazioni, si ragiona in termini di guadagni e perdite, costi e benefici. Giuda ha intuito che il Maestro ha i giorni contati e la distanza dalle sue idee si è fatta troppo grande. Tuttavia, invece di lasciare il gruppo esprimendo chiaramente il suo dissenso, preferisce tentare la carta del baratto con i capi. Tratta Gesù come un oggetto di cui disfarsi messo sul mercato per trarre un profitto anche in una situazione di perdita. Giuda si è pentito di essere diventato discepolo del Nazareno perché lungo tutto il cammino con Lui non ha avuto il coraggio di lasciare il peso delle attese mondane riposte in Gesù. Strada facendo si è sentito sempre più tradito da Gesù perché in realtà Gesù stava tradendo le sue aspettative. Ben inteso, i ragionamenti che hanno portato Giuda a tradire il Maestro sono gli stessi che albergavano nel cuore degli altri apostoli i quali non potevano accettare che nel progetto di vita proposto loro da Gesù, e che diveniva sempre più insistente, potesse essere contemplato il rinnegamento di sé, la relativizzazione delle proprie ambizioni, l’accettazione della croce e il sacrificio della vita. Pietro dà voce a questo ragionamento: «Abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, cosa ne avremo in cambio?». Quanto ci sentiamo distanti da Gesù? Cosa barattiamo per mettere “in salvo” la nostra vita nel comune naufragio? 

«Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la pasqua?», in questi giorni, in tempi normali, questa domanda non ce la saremmo posta perché la tradizione è come un copione già scritto che viene messo in scena, sempre uguale, ogni anno. Ma quest’anno no! Questo tempo, che ci vede confusi e straniti, la domanda è quanto mai pertinente: dove e come preparare la Pasqua? «farò la Pasqua da te» replica Gesù. Siamo quel tale nella cui casa Gesù fa Pasqua. Prepariamola con la cura e l’attenzione con cui si aspetta un ospite di riguardo. Ma soprattutto prepariamoci interiormente a vivere con lui la Pasqua con tutti i discepoli di Gesù, anche con quelli che consideriamo suoi e nostri traditori. La distanza fisica può rivelare sia lontananza affettiva, spesso mascherata dalle apparenze e dalle abitudini, sia la comunione profondamente reale perché autenticamente spirituale che avviene quando ci uniamo al sacrificio di Gesù sulla croce lì dove alla massima distanza dagli uomini e da Dio corrisponde la più intima comunione col Padre e con i fratelli.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!