don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 4 Aprile 2020 – Gv 11, 45-56

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Perché siano uno!

Sabato della V settimana di Quaresima

«È conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!» la profezia inconsapevole di Caifa rivela il senso dell’imminente passione di Gesù. L’evangelista, testimone della risurrezione, aggiunge: «Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi». La morte di Gesù non è ascrivibile semplicemente al sistema perverso dei giochi politici che si consumano nelle stanze del potere, ma è parte del progetto salvifico di Dio per tutta l’umanità. Il profeta Ezechiele, che ascoltiamo nella prima lettura, annuncia l’instaurazione di un regno nuovo in cui vige la legge fondamentale della Carità. Essa, infatti, è la volontà che muove il Re universale a favore di tutti gli uomini senza distinzione di razza, nazione, lingua o cultura. Tutti gli uomini sono chiamati a far parte di questo regno di giustizia e di pace. 

Nella prassi dei popoli antichi si compivano sacrifici, anche umani, prima di fondare una città. Il sacrificio di Cristo Gesù sulla croce inaugura il Regno di Dio che non si mette in competizione con gli altri regni del mondo usando gli stessi strumenti. Gesù non s’impone ma si offre in dono, non stringe i pugni ma apre le braccia, non alza la voce contro gli altri, ma innalza il grido verso Dio. 

La passione di Gesù ci insegna ad essere padroni della nostra volontà e non degli altri, il suo sacrificio ci rende veramente liberi di essere suoi servi fedeli e compagni leali dei nostri fratelli. 

La porta del cuore di Dio è spalancato per chiunque accolga il suo invito. Non ci sono condizioni da assolvere o prove da superare per entrare nel regno di Dio. Il racconto della Passione rivela drammaticamente la perversità del potere che arriva a far deviare il popolo che grida: «crocifiggilo!». La dispersione e la confusione sono il risultato di scelte politiche e morali che, ponendosi in netta opposizione a Dio, finiscono per essere in contrasto con l’uomo stesso.

Chiediamo al Signore il dono del discernimento perché non ci lasciamo deviare dai falsi pastori che si ergono a paladini della giustizia ma inquinano le relazioni tra le persone insinuando e accusando gli altri. La voce del buon Pastore ci fa uscire dai recinti settari, e in quanto tali eretici, di gruppi che pretendono di incarnare la purezza della fede e invece sono accoliti di satana che divide e disperde. I veri pastori sono quelli che senza clamore e pubblicità, senza insinuazioni e ipocrisie, lavorano per riunire i fratelli in unità attorno alla mensa della carità, che non è fatta tanto di parole ma di gesti concreti di solidarietà. 

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!