don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 30 Aprile 2020

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Cercatori di Dio

Giovedì della III settimana di Pasqua

La folla, dopo essere stata saziata, presa dall’entusiasmo si mette all’inseguimento di Gesù nel quale intravede «il profeta che deve venire nel mondo». Da cosa è attratta quella folla? Dal miracolo o dalla voce interiore del Padre? Gesù chiede di verificare dentro di sé le ragioni del nostro essere suoi seguaci. Ci offre delle informazioni perché tutti, non solo i cosiddetti istruiti, possano fare discernimento e distinguere tra le ragioni del “cuore” e quelle della “pancia”. Dio Padre ha dotato tutti gli uomini di coscienza, il luogo interiore nel quale ascoltare e imparare a vivere distinguendo ciò che è bene e ciò che è male. Tuttavia, per vivere non basta avere la coscienza, ma risulta fondamentale la relazione con l’altro perché solo nell’accompagnamento abbiamo la possibilità di non perderci. Se volessimo usare un’immagine si potrebbe dire che la coscienza è lo strumento che ci fa conoscere la meta verso cui siamo diretti e ci indica la strada per raggiungerla, ma da sola non basta per attuare il progetto di vita. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci accompagni. Non basta saper leggere le insegne stradali per avere la certezza di raggiungere la meta prefissata. 

Senza l’accompagnamento il viaggio diventa vagabondaggio e il vivere si riduce a vivacchiare. Ripiegati su noi stessi, alla continua ricerca di soddisfazioni, ci condanniamo ad avvitarci attorno ai nostri bisogni affondando nell’egoismo. Dio ci chiama alla vita, ad alzare lo sguardo, ad aprire il cuore alla sua voce, a scrutare l’orizzonte come pellegrini verso il cielo nel quale si desidera contemplare il volto del Padre.

Domandiamoci se siamo cercatori di Dio o mendicanti seduti ai margini della vita in noiosa attesa di ricevere qualcosa dall’alto. La vita, quella di Dio, che Gesù chiama vita eterna, è un bellissimo viaggio alla scoperta del Padre, il tesoro più grande che un uomo possa desiderare. Credere significa intraprendere questo viaggio tra imprevisti e sorprese, battute d’arresto e riprese, tra tempi di riposo e ritmi serrati di marcia, animati dal desiderio di entrare nella stessa intimità le unisce Gesù al Padre. 

Gesù è venuto in mezzo a noi per raccontarci quanto è bello vivere in comunione con Dio. I segni compiuti da lui ci aiutano a vedere nella croce non il fallimento della vita, soprattutto quella spesa con amore, ma lo splendore dell’amore stesso che promana dal volto del Padre. Sulla croce la vita non muore ma diventa «pane di vita eterna» che viene da cielo. 

Il Padre celeste ci offre Gesù come pane della consolazione nei momenti in cui la debolezza della carne ci fa cadere nel peccato, soprattutto quello dell’avidità, del narcisismo e della rabbia scagliata contro gli altri. Gesù è il pane della speranza che rimotiva la scelta del nostro cammino di fede e di crescita umana, per non voltarci indietro o scegliere scorciatoie che ci conducono fuori strada. Gesù è il pane della gioia che ci fa esultare nello spirito e ci spinge ad avere compassione e attenzione verso i fratelli con i quali condividiamo la fatica del viaggio ma anche l’esaltante vocazione alla santità.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
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