don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 3 Aprile 2020 – Gv 10, 31-42

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La vera bestemmia non è dirci figli di Dio, ma rifiutare di credere che Dio ci ami e ci salvi

Venerdì della V settimana di Quaresima

«Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre». Nel Vangelo di Giovanni sono narrati i segni che Gesù compie. Inizia a Cana di Galilea dove avviene il mutamento dell’acqua in vino e la guarigione del figlio del funzionario regio, e poi a Cafarnao dove, spezzando i pani sfama una moltitudine di persone. A Gerusalemme, cacciando i veditori dal tempio e restituendolo alla sua funzione di casa di preghiera, compie un gesto profetico nel quale lui stesso anticipa la sua morte e la risurrezione. Nella Città santa guarisce il paralitico alla piscina probatica e dona la vista al cieco nato. Infine, a Betania risuscita il suo amico Lazzaro. I segni compiuti a Gerusalemme sono occasione di graduale rivelazione della identità di Gesù, ma anche di scontro con chi gli si oppone e lo rifiuta. 

Così è anche davanti alla Croce, il segno più grande. Lì tutto ciò che Dio ha promesso all’uomo si compie, lì l’amore di Dio per l’uomo tocca il suo vertice, non c’è infatti amore più grande di questo. 

Le opere compiute da Gesù sono sempre inserite in un contesto di sofferenza e disagio: una festa rovinata dalla mancanza di vino, una malattia che sta portando alla morte, la fame, la solitudine e l’emarginazione, la cecità e la povertà, la morte. Sono le tenebre, di cui parla Giovanni nel prologo del suo vangelo, verso cui Dio invia la luce perché essa le rischiari per rivelare la sua Gloria. Attraverso Gesù Dio compie una nuova creazione, più difficile della prima. La liturgia della veglia pasquale ci ricorda che se grande fu l’opera della creazione, ancora più mirabile è quella della redenzione. L’opera buona del Padre consiste nell’amarci fino alla fine per farci diventare suoi figli. 

Satana dice alla donna: «Dio sa che se voi mangiaste il frutto dell’albero della vita voi diventereste come lui». Insinua il dubbio che Dio sia geloso della sua prerogativa e che voglia mantenere le distanze dalla creatura lasciandolo in uno stato di subalternità. Gesù, invece, rivela che l’opera del Padre punta a ridurre le distanze e a riunire tutti i figli dispersi. Diventare figli di Dio è la vocazione di ciascuno ed è il sogno di Dio per tutti gli uomini. L’opera di Dio, che trova il suo culmine nel segno della croce, consiste nel riunirci tutti nell’unico abbraccio di amore. Contemplando il volto di Gesù crocifisso alziamo gli occhi al cielo e, con sentimenti di figli, chiamiamo Dio Padre invocando il suo aiuto. La vera bestemmia non è dirsi figli di Dio, ma rifiutare di credere che Dio ci ami e ci salvi. 

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!