don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 29 Maggio 2020

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L’amore è una fiammella che va alimentata col soffio dello Spirito

Venerdì della VII settimana di Pasqua 

Dopo le apparizioni nel cenacolo il giorno di Pasqua e otto giorni dopo, Gesù si manifesta ai suoi discepoli una terza volta sul lago di Tiberiade, in Galilea, dove erano ritornati. Pietro, e quelli con lui, avevano tentato di pescare tutta la notte, ma con esito deludente. All’alba Gesù si era presentato sulla riva senza che essi l’avessero riconosciuto e, dopo averli invitati a ritornare a pescare, le loro reti si riempirono di pesci. Il discepolo amato riconosce la presenza del Signore e Pietro, vestitosi si getta in acqua per raggiungerlo, seguito poi dagli altri compagni con la barca. Sulla riva è allestita una piccola mensa preparata da Gesù che dà ai discepoli del pane e del pesce, come era accaduto nel giorno in cui era avvenuta la moltiplicazione dei pani e i discepoli attorno a Gesù diventano suoi commensali, serviti da lui. 

Le prime due apparizioni del Risorto hanno rivelato che Gesù è vivo e presente in mezzo alla comunità riunita nell’ assemblea liturgica domenicale, Pasqua della settimana. La terza manifestazione assume un carattere più feriale in quanto avviene nel contesto lavorativo. L’incontro con Gesù non può essere un evento occasionale o settimanale, ma il Signore si fa prossimo all’uomo in ogni momento della vita. Nello scorrere quotidiano dei giorni siamo naturalmente portati a lasciarci guidare dai nostri progetti, dai nostri personali desideri e spesso ci scontriamo con la dura realtà del fallimento. Tanto impegno e tanta passione ripagata con nulla. Anche se la domenica incontriamo il Signore, ascoltando la Parola e nutrendoci del suo Corpo, nei giorni feriali corriamo il rischio di vivere quasi una vita parallela in cui sembra non esserci spazio per Gesù. Presi, come siamo, dai nostri impegni, assillati dalle preoccupazioni, pressati dalle urgenze, non troviamo il tempo della preghiera. Gesù è presente non solo nel Santissimo Sacramento custodito nel tabernacolo delle nostre chiese, ma egli si mostra costantemente presente sulle rive dei nostri mari, spesso avari di pesci, come le nostre giornate frequentemente sono prive di soddisfazioni. 

Tuttavia, se la vita la guardiamo con gli occhi semplici del discepolo amato che riconosce il Signore, ci rendiamo conto che tante sono le occasioni in cui potremmo sperimentare la prossimità e la bontà di Dio. Ma dobbiamo fare i conti con la nostra fede “festiva” (se è rimasta almeno quella) così abitudinaria e “assuefatta” che riduce la preghiera quotidiana a qualcosa di meccanico, quasi magico-rituale, che facilmente passa in secondo piano, scende sempre più in basso nella graduatoria delle cose importanti da fare nella giornata fino al punto di scomparire. Quando la fede diventa abitudine il rischio è quello di dare per scontato o per assodato delle cose senza che essa susciti in noi delle domande. La fede è come un rapporto affettivo che unisce due innamorati. La domanda che mantiene in vita una relazione non esprime il dubbio: «mi ama?», ma porta ad esaminare sé stessi e a verificare il proprio amore: «io lo/la amo?». L’interrogativo che Gesù rivolge a Pietro serve a scuotere la polvere del “dare tutto per scontato” e toglie il velo del “lasciamo le cose come sono”. 

Pietro, che ha rinnegato tre volte Gesù, ha sperimentato quanto debole fosse il suo amore per lui, fino al punto di fuggire davanti alla prospettiva della morte. Il triplice interrogativo che Gesù rivolge a Pietro lo aiuta a non arrendersi ai suoi fallimenti, né a giocare a ribasso accontentandosi di rimanere quello che è. La domanda vuole stimolare Pietro a superarsi nell’amore, ad ambire all’amore più grande fino a dare la propria vita. L’amore è come una fiammella sulla quale non si può soffiare con l’impeto dell’orgoglio, col pericolo che si spenga, ma va alimentata col soffio leggero dello Spirito dell’amore perché divampi. 

Pietro, ha sperimentato la misericordia infinita di Dio che lo ha “ripescato” dal mare del peccato. Anche noi siamo portati in salvo dal perdono del Signore per diventare pastori del gregge di Cristo con il suo stile. Il pescatore di Galilea, caduto nel mare del peccato, viene pescato e salvato per essere pastore secondo il cuore di Dio. Pietro, nonostante non sappia amare ancora come è amato da Gesù, riceve la missione, confermata dal triplice imperativo «pasci», di prendersi cura del gregge riunito dal Pastore supremo. 

L’incontro feriale col Signore ci aiuti a fare quotidiana memoria del dono della salvezza che abbiamo ricevuto, della forza dello Spirito che ci è stato dato, della misericordia di Dio che ci libera dalle nostre miserie. Confortati dalla grazia del perdono e riconoscenti per l’amore di Dio, che supera i nostri meriti, seguiamo il Signore sulla via dell’amore. Seguire Gesù significa tenere fisso il nostro sguardo su di lui, soprattutto nel tempo della prova quando più forte potrebbe essere la tentazione di voltarci indietro. Ogni giorno lasciamoci interrogare dal Signore: mi ami? E ogni volta anche noi diremo, voglio amarti, aiutami nella mia fragile fede.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]