don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 29 Aprile 2022

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

La preghiera, scuola di umanità

SANTA CATERINA DA SIENA

In un momento difficile della missione di Gesù, nel quale si scontra con il rifiuto oppostogli da chi lo accusa malignamente distorcendo il suo messaggio e calunniandolo, egli innalza una preghiera di lode al Padre. In un contesto simile altri avrebbero cercato di difendersi dagli attacchi o avrebbero chiesto l’aiuto di Dio perché fosse fatta giustizia contro i loro detrattori. Così Mosè, che è pure definito «l’uomo più mite della terra» (cf. Nm 12,3), divenuto oggetto di forti contestazioni, si rivolge a Dio invocando il suo aiuto, non prima di essersi lamentato dell’incarico ricevuto da Lui.

Gesù, come Mosè, i profeti e tutti gli uomini di Dio, sente il peso della sua missione e ne avverte anche la stanchezza. In questa situazione, che lo avvicina così tanto alle donne e agli uomini che ogni giorno svolgono la loro missione tra difficoltà e resistenze, Gesù insegna a pregare. La preghiera è una caratteristica dei piccoli i quali si aprono alla relazione con l’altro con cuore semplice e disponibile. Al contrario, coloro che credono di essere dotti e sapienti si ergono in una posizione di superiorità che impedisce una sana relazione al di fuori del proprio io. Gesù sembra parlare a Mosè, ai profeti, come Geremia, o ai poveri derelitti della società, o ancora alle vittime dei meccanismi perversi dell’economia malata, che si arrabbiano con Dio per il fatto che i malvagi prosperano a discapito dei poveri che subiscono l’ingiustizia e soccombono.

Il loro dubbio è legittimo e interpreta lo scandalo delle tante vittime della prevaricazione dei potenti. Sono essi il popolo degli «stanchi e oppressi» ai quali Gesù si rivolge invitandoli a pregare insieme con lui. La preghiera da un atto formale e occasionale diventa un appuntamento nel quale andargli vicino per incontrarlo ed essere accolti. Attraverso di Lui abbiamo accesso diretto al Padre e, aprendogli il cuore, possiamo fare esperienza del suo amore che consola e conforta. Nelle mani trafitte del Figlio il Padre raccoglie le nostre lacrime e dalla bocca di Gesù Egli fa sgorgare, come da una sorgente, lo Spirito Santo, la forza dell’amore che sana, ristora, fortifica. La preghiera diventa una scuola di umanità nella quale imparare a essere nel mondo non in maniera ostile facendo barricate o crociate contro i nemici, ma assumendosi con Gesù la responsabilità di essere nello stesso mondo seme di pace, lievito di fraternità, germe della civiltà dell’amore.

Signore Gesù, mite e umile di cuore, ti ringrazio perché mi introduci nell’intimità filiale col Padre e nella conoscenza del suo grande progetto d’amore riservato per tutti gli uomini. Donami il tuo Spirito perché il cuore si unisca al tuo e la mia bocca, incapace di lodare degnamente Dio, possa farlo con le tue stesse parole. Tu hai preso su di te il peso della mia debolezza e ti sei caricato dei miei peccati, poggia pure la tua mano sul mio capo perché lo Spirito Santo, grazie al quale hai sacrificato per me la tua vita sull’altare della croce, ispiri nel mio cuore sentimenti e propositi di carità fraterna. Voglio starti vicino per imparare ad amare come Te, perché lontano da Te vivere è morire, accanto a Te e in Te, morire è vivere.

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