don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 27 Maggio 2020

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Consacrarsi, ovvero fare della propria vita un dono d’amore

Mercoledì della VII settimana di Pasqua

La preghiera che Gesù rivolge al Padre non è una supplica perché gli sia risparmiata la sofferenza ma nasce dalla preoccupazione nei confronti dei suoi discepoli, verso i quali nutre sentimenti materni, che subiscono l’odio del mondo. Noi siamo tra quei discepoli per i quali Gesù prega perché siamo in pericolo. Quale sia il pericolo lo dice chiaramente quando chiede al Padre di proteggerci dallo spirito del male. Noi siamo come Simon Pietro e gli altri apostoli che ascoltano Gesù anche quando invita a seguirlo fino al sacrificio della propria vita. Sono parole dure, difficili da accettare perché seguendo la logica del mondo il cuore dell’uomo cerca l’appagamento, il piacere, la gratificazione ed eleva questi valori al grado di scopo per cui vivere. Gesù non ha ricevuto dal Padre, e non ha trasmesso agli apostoli, compiti e mansioni, ma il Suo Amore che fa dei vari uffici un unico servizio, perché uno è lo Spirito che li suscita, lo Spirito Santo. Con il battesimo noi riceviamo il nome di Dio. Il nome racchiude in sé, come un seme, il proprio progetto di vita. Il nome di Dio, quindi anche il progetto di vita del cristiano, è amore, misericordia, benevolenza, magnanimità, pazienza. Questo nome è potente perché unisce, aggrega, include, cura, guarisce, supporta, perdona. Solo nel nome di Dio c’è vita. 

Al contrario il nome del Maligno è diffidenza, giudizio, condanna, rivalità, competizione, avidità, egoismo, individualismo ed esso causa morte. 

Dunque, il pericolo per il cristiano è quello di portare solo esteriormente il nome di Dio ma nei fatti realizzando il progetto del Maligno che priva l’uomo della pienezza della gioia, cioè della comunione con Dio e tra i fratelli. Il Maligno agisce in maniera subdola per rompere i legami di figliolanza e di fraternità. Fin quando siamo nel mondo è inevitabile scontrarci col Maligno che fa di tutto per sedurci o per sottometterci: seduce con le illusioni del piacere e sottomette con la paura della morte. Anche Gesù ha combattuto, come noi, contro Satana e non solo in tre occasioni, ma ogni qualvolta ha cercato di sedurlo con le lusinghe del potere, del successo, della ricchezza oppure ha tentato di atterrirlo con i fallimenti, le delusioni, con le accuse infondate, la maliziosità dei gelosi, la cattiveria degli arroganti, la debolezza dei semplici, le attese della povera gente, con il tradimento degli amici. 

Con quali armi Gesù ha combattuto l’odio del mondo e l’umiliazione legata al suo disprezzo? Con l’unzione dello Spirito Santo che gli ha consentito non solo di portare il nome di Dio, ma di realizzare il suo progetto d’amore. Lo Spirito Santo è il fuoco che purifica, l’acqua che rigenera, il soffio che dà vita, l’olio che fortifica, il vino che rallegra il cuore, il nutrimento che sostiene nel cammino. Lo Spirito Santo custodisce dal Maligno perché ci permette di essere veramente liberi, cioè non schiavi del mondo ma servi di Dio, della verità. Lo Spirito Santo consacra perché crea l’immagine reale e viva di Dio in colui nel quale abita. Tutto ciò che è unto, o crismato, dallo Spirito Santo diventa di Dio e ciò che è di Dio è vivo. Il Cristiano è tale perché, grazie allo Spirito Santo, non vive solamente come Cristo ma fa vivere Cristo in sé, come il Figlio e il Padre non solamente stanno insieme ma sono una cosa sola. 

Il vertice del ministero di Gesù è sulla Croce lì dove, mosso dallo Spirito Santo, consacra sé stesso. Gesù ci insegna che consacrarsi significa finalizzare la propria esistenza al dono totale di sé. Il sacrificio d’amore non ci deve atterrire, ma è la verità che dà senso e speranza ad ogni nostra scelta di vita. Quando l’amore diventa sacrificio, che è la forma più alta di servizio, allora si rinnova l’effusione dello Spirito Santo. Senza che ce ne accorgiamo le nostre case diventano cenacoli dove scende ancora lo Spirito quando con pazienza si riannodano i fili delle relazioni spezzate, quando si offre il proprio dolore per la conversione, la guarigione fisica e spirituale delle persone care e di chi ci fa del male, quando si sceglie di accogliere la vita anche a costo di alcune rinunce, quando si perdona vincendo la deriva del risentimento. Allora preghiamo, Vieni Santo Spirito!

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore! 


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]
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