don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 25 Marzo 2020 – Lc 1, 26-38

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Farsi avanti: quando il desiderio diventa servizio

ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE

In questi giorni non possiamo negare che l’ansia la faccia da padrone e l’attesa di un tempo migliore è vissuta tra paure e speranze.  La nostra casa ci appare una gabbia dalle cui sbarre vedere la libertà lontana come chi fissa l’orizzonte stando su una zattera al largo, da soli in mezzo al mare? Allora la pagina del vangelo di oggi ci fa fare un pellegrinaggio del cuore alla piccola casa di Nazaret abitata Maria, anche lei in trepidante attesa che il suo sposo Giuseppe, al termine del tempo del “prova”, l’avrebbe condotta nella sua dimora inaugurando una nuova famiglia. Le aspettative di Maria erano semplici come povera era la casa di Giuseppe, umile artigiano, che del prestigio della discendenza reale gli era rimasto solo il ricordo. Era una casa povera ma essenziale, perciò non abitata da ansie patologiche e nevrosi da crisi d’astinenza di superfluo. Maria era una ragazza dal cuore aperto, piuttosto che dalla mentalità aperta, come si dice oggi, per indicare una persona che senza freni inibitori sogna la libertà assaporando ogni tipo di esperienza, senza discernere preventivamente la sua bontà o il nocumento che ne potrebbe conseguire.

Maria non è una persona che “ingoia” tutto quello che le viene detto, ma lo filtra attraverso la ragione. Ciò che «entra» diventa oggetto di riflessione perché la coinvolge in prima persona. Gli eventi, che hanno un riflesso nel nostro corpo e suscitano emozioni, ci interpellano personalmente chiamandoci per nome, ma anche facendoci scoprire aspetti della nostra identità a noi stessi sconosciuti. Così è avvenuto per Maria nella quale si compie il miracolo della vita operato dalla bontà di Dio. Nel mentre vive il cambiamento interiore che trasforma la femminilità in maternità, cerca il senso profondo di ciò che le accade. Il senso della realtà che vive supera i confini delle sue speranze mentre comprende che esso risiede in una volontà superiore alla propria. Maria sta diventando non semplicemente quello che ha desiderato di essere, ma quello che Dio ha da sempre sognato che fosse. Mentre Maria immagina la casa che Giuseppe sta preparando per lei e per i figli che Dio vorrà loro inviare, Lui le chiede di essere porta della Sua Casa, sì, la Dimora di Dio con gli uomini. Il Signore sta piantando la sua tenda in mezzo a noi. 

Quello di Maria non è terrore, ma timore davanti al mistero luminoso dell’amore di Dio che la investe. Il timore di Dio è la risposta di fede della creatura dinanzi al suo Creatore. Davanti a Lui non ci si chiude nel silenzio rassegnato come difronte alla morte, ma ci si fa silenzio come la terra che accoglie il seme della Parola di vita per poi farlo germogliare.

Di primo acchito potremmo avere la sensazione che Dio ci chieda di rinunciare ai nostri sogni, in realtà sta proponendo di unire le volontà in un unico progetto d’amore per realizzare la casa comune in cui essere tutti figli e fratelli tra noi. Maria non fa un passo indietro, come non lo farà Gesù andando incontro alla passione e salendo sulla croce; ma con un passo svelto e gioioso si fa avanti: «Eccomi! Sono la serva del Signore. Si compia in me la parola che hai detto».

La «novità» del vangelo ci raggiunge nelle nostre case, nei nostri vissuti e ci induce a riflettere, ma soprattutto a entrare in dialogo con Dio domandandogli: «come posso aiutarti?». Nelle difficoltà, come quelle che viviamo, chiediamo aiuto, ma la soluzione del problema passa anche dalla domanda: «come posso esserti di aiuto?». Non rimaniamo chiusi nelle nostre attese, ma andiamo incontro al futuro di pace che desideriamo con lo stesso passo fiducioso e coraggioso di Maria.

Solo in apparenza siamo chiusi, in verità siamo chiamati ad uscire, sì, facendoci avanti nella responsabilità, nella generosità, nella solidarietà e nella comunione fraterna.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!