don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 24 Aprile 2022

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

Sto in mezzo a voi come colui che serve

«Venne Gesù, stette in mezzo e disse: Pace a voi». Ecco ciò che accade dove due o più sono riuniti nel nome di Gesù e in particolare quando si celebra l’eucaristia. Gesù viene in mezzo a noi per donarci la pace. Non siamo una comunità perfetta, anzi siamo mancanti, divisi, diffidenti tra noi. Proprio per questo Gesù ci chiede ci stare insieme anche se non la pensiamo nello stesso modo, anche se portiamo le ferite delle mortificazioni ricevute o delle ingiustizie operate. Come ai discepoli anche a noi Gesù mostra il corpo segnato dalla sofferenza e attraversato dal dolore. Le nostre sofferenze le ha fatte sue a tal punto da portarle continuamente nel suo corpo. Quelle ferite da una parte ci fanno prendere consapevolezza della bruttezza del peccato che commettiamo, ma dall’altro anche ci confermano che Gesù ha vinto la morte e ha sradicato la radice del peccato dal nostro cuore. 

Per mezzo di Gesù riceviamo lo Spirito Santo che sana le ferite del peccato, che ci riconcilia con Dio, che ricostruisce la relazione di amicizia tra noi. Lo Spirito Santo fa fiorire nel cuore la gioia di amare Dio, lasciandoci amare da Lui, e di amarci tra fratelli, mettendoci a servizio gli uni degli altri.

Se i discepoli gioirono a vedere il Signore, che aveva mostrato le ferite delle mani e del fianco, e a riconoscerlo vivo, Tommaso rimane estasiato nella contemplazione di Gesù e confessa che lui è il suo Signore e Dio. La fede è il dono di Dio che ci viene offerto mediante il sacramento nel quale incontriamo, vediamo e tocchiamo la presenza di Gesù. Sperimentiamo la gioia come consolazione e forza. La condividiamo mediante la testimonianza narrante della nostra esperienza. Questa gioia diventa beatitudine quando, mediante il toccare la carne di Cristo nei poveri, facciamo fluire dalle nostre ferite purificate dallo Spirito, la pace che consola, la misericordia di Dio che ricompone i dissidi e il perdono che riconcilia i fratelli in un abbraccio d’amore. La beatitudine della fede è sperimentabile quando gli uomini, imitando l’esempio dato da Gesù a noi discepoli suoi, si amano mettendosi reciprocamente a servizio della gioia degli altri. 

Le due apparizioni di Gesù nel cenacolo mettono in luce le due dimensioni della comunione eucaristica: con Dio e quella fraterna. Riunendoci in assemblea, accogliamo Gesù che si dona nella Parola e nel Pane eucaristico mediante cui riceviamo lo Spirito Santo. Abitando in noi, ci comunica la gioia dell’amore e ci unisce nel vincolo della carità fraterna. Servendo i poveri accogliamo Gesù e, prendendoci cura di lui nella carne dei piccoli, siamo veramente beati perché i nostri fratelli, mediante noi, incontrano Cristo e sono da Lui sanati. Così, servendo Cristo nei poveri cristi viviamo la beatitudine della fede. La fede che non porta gioia non è fede in Gesù ma in un idolo che abita nel tempio della nostra mente. La fede vera è quella che cresce nel domenicale incontro con Cristo nella Chiesa da cui attingiamo la gioia per andare incontro ai fratelli e testimoniare che si è più beati nel dare amore che nel ricevere ciò che ci aspettiamo dagli altri. 

Signore Gesù, vieni in mezzo a noi che siamo vittime della paura, vieni e rimani con noi che siamo separati in casa, vieni e dona la Pace a noi che siamo ricchi d’orgoglio e poveri d’umiltà. Come in uno specchio mostraci la bruttura del peccato perché sia spezzato l’incantesimo ingannevole dell’ambizione e dell’avidità. Guarisci con il balsamo della misericordia le ferite del peccato, avvolgici con il manto regale della vera libertà per ricevere sul capo la corona di gloria che non appassisce. Lo Spirito Santo, come olio di letizia, scenda e ci unga consacrandoci per la missione di essere collaboratori della gioia dei nostri fratelli privi di ogni desiderio di vana gloria ma unicamente fedeli al comandamento dell’amore fraterno. Accresci in noi la fede affinché non facciamo finta di amare, cercando solamente il nostro interesse, ma aiutaci a offrire i nostri corpi perché, mediante la tua intercessione, la nostra vita sia un sacrificio gradito a Dio per il bene nostro e di tutta la tua santa Chiesa.

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