don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 24 Agosto 2020

Il cammino di fede fa passare dal giudicare senza conoscere al conoscere senza giudicare

SAN BARTOLOMEO

Quello che gli altri evangelisti chiamano Bartolomeo, l’evangelista Giovanni lo identifica con Natanaele. L’incontro con Gesù avviene dopo il dialogo con il suo amico Filippo che gli annuncia con gioia di aver trovato il Messia. Natanaele pensa ad una figura tanto gloriosa quanto misteriosa, come descritta in alcune profezie. Invece il Messia annunciato da Filippo è «Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». È evidente il contrasto tra l’entusiasmo di Filippo e la delusione di Natanaele che non si aspettava certamente la manifestazione della potenza divina in modo così comune e semplice come è il nome, la provenienza, la famiglia di Gesù. A Natanaele pare improbabile che Dio scelga di manifestarsi attraverso un semplice uomo di umili origini. Anche noi possiamo vestire i panni di Natanaele allorquando ci aspettiamo che Dio si riveli nei miracoli o in eventi straordinari mentre Egli rende oridinario lo straordinario facendosi in tutto uguale agli uomini. 

«Vieni e vedi», Filippo non pretende di convincere l’amico con discorsi, ma lo invita a fare con lui esperienza di Gesù. La polemica non scoraggia Filippo e non inibisce Natanaele a mettersi in gioco. Proprio questo gli viene riconosciuto da Gesù che lo accoglie chiamandolo «vero israelita». Il dubbio può portare al pregiudizio, e quindi alla falsità, oppure spinge ad andare oltre e a cercare la relazione. Il pregiudizio ostacola il contatto e falsa l’idea che ci si può fare di sé e degli altri. Natanaele, prendendo le distanze dalle proprie convinzioni, si apre ad un incontro che nasce dalla curiosità di verificare la ragione della gioia di Filippo e si conclude con la stessa gioia di sentirsi conosciuto e amato da sempre. 

Dalla consapevolezza di essere conosciuto senza essere giudicato nasce la fede di Natanaele che fiorisce sulle sue labbra come testimonianza gioiosa. Tuttavia, la sua fede dovrà maturare perché non può limitarsi a una proclamazione ma deve fruttificare in scelte di vita conformi al modello che Gesù mostrerà sulla croce. 

Il percorso di Natanaele ci spinge a verificare la nostra fede che spesso, oltre ad essere scarsamente biblica, si ferma a quelle poche nozioni apprese al catechismo o a scuola. Filippo è l’immagine della Chiesa che ha il compito di dare il primo annuncio, ma anche di guidare all’incontro personale con Gesù. Insieme a Lui passiamo dalla diffidenza polemica, cioè dal giudicare senza conoscere, alla fede gradualmente sempre più matura che ci permette di progredire nell’amore, cioè di conoscere senza giudicare.

Come Natanaele, anche noi, conoscitori della Bibbia, dovremmo osare lasciare le nostre precomprensioni e pregiudizi per entrare in un dialogo a tutto tondo con il Signore. 

Solo così potremo rimanere a bocca aperta per lo stupore e aprirla per fare una vera professione di fede coniugata con un’operosa testimonianza di carità.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
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