don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 2 Marzo 2020

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La carità è la risposta al bisogno del fratello

Lunedì della I settimana di Quaresima

Il decalogo è diviso in due tavole sulle quali sono contenuti prima i doveri verso Dio e poi quelli verso il prossimo. Anche i più illustri maestri della legge facevano dipendere tutti i precetti da quello dell’amore a Dio e al prossimo. Il problema sorge quando dobbiamo definire quale Dio e quale prossimo amare. Infatti, possiamo confondere facilmente Dio con il nostro io e il prossimo con la persona che più ci assomiglia. In realtà se pensiamo che il nostro amore sia il premio che diamo a chi se lo merita noi in realtà non amiamo, anche se facciamo cose buone. Il bene non è una scelta da fare in base al criterio meritocratico, ma in base al bisogno dell’altro. 

L’amore è la risposta al bisogno del fratello. Sicché se non giudico l’altro mettendo in luce il suo merito o la sua colpa, allora posso veramente cogliere il suo bisogno e rispondere al suo appello. Amare significa condividere il proprio pane con chi ha fame, l’acqua della borraccia con l’assetato, la propria casa con il forestiero, i propri diritti con chi ne è stato privato, la cura con l’ammalato, il proprio tempo con il carcerato. 

Uscire dal proprio egoismo, dal pregiudizio, dall’individualismo, dalla pigrizia per andare incontro al fratello più piccolo ci permette d’incontrare il Signore e di amarlo, anche senza riconoscerlo, con lo stesso amore con il quale Egli ci ama. 

Amare da cristiani significa rendere presente Cristo ai più poveri nell’amore ai più piccoli. 

Amare Dio con tutto se stessi è la meta del nostro cammino esistenziale che progredisce nell’amore al prossimo. Amare i fratelli non per la ricchezza dei loro meriti ma per la loro povertà è la condizione per la quale raggiungere la santità, cioè amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!


Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 25, 31-46 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna». Parola del Signore