don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 2 Aprile 2020 – Gv 8, 51-59

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Benedetti e benedicenti

Giovedì della V settimana di Quaresima

Nella prima lettura, tratta dal libro del Genesi (17, 3-9), ascoltiamo la promessa che Dio rivolge ad Abram: «Quanto a me, ecco, la mia alleanza è con te: diventerai padre di una moltitudine di nazioni.

Non ti chiamerai più Abram, ma ti chiamerai Abramo». Nel nome nuovo che Dio affida ad Abramo è iscritto il senso della Sua benedizione: «Ti renderò molto, molto fecondo». Con l’uomo senza figli e molto avanzato nell’età Dio stipula un’alleanza perenne «per essere il Dio tuo e della tua discendenza dopo di te». Dio si offre di essere per Abramo e la sua discendenza il custode come un Padre lo è per i suoi figli. La Parola di Dio non è valida fino alla morte del patriarca ma anche dopo, infatti l’impegno della cura supera gli anni della vita terrena di Abramo e si estende all’eternità. Comprendiamo cosa significhi la comunione dei santi: essi, anche dopo la morte continuano ad essere mediatori della benedizione di Dio per la loro discendenza. I santi, pregando per noi, intercedono presso Dio ma al tempo stesso operano misteriosamente in nostro aiuto. 

I santi, in quanto benedetti di Dio, diventano mediatori di benedizione anche oltre la morte, comune eredità di tutti gli uomini. Chi sono i santi? Sono coloro di cui parla Dio ad Abramo e Gesù ai Giudei. Dio dice ad Abramo: «Da parte tua devi osservare la mia alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te, di generazione in generazione», mentre Gesù aggiunge: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gesù è l’alleanza nuova ed eterna che Dio stabilisce con l’uomo attraverso cui egli riceve la vita, per sempre. Gesù ripete lo stesso invito che Dio aveva rivolto ad Abramo affinché potesse essere benedetto ed essere fonte di benedizione per tutti quelli lo riconoscono come benedetto da Dio (Gn 12). 

I Giudei, non solo non riconoscono Gesù come il «benedetto di Dio» ma lo accusano di essere un indemoniato, rifiutando così la benedizione del Signore. Perché Gesù viene rifiutato? Perché spesso gli uomini non cercano Dio per farsi aiutare, ma s’indirizzano verso i falsi dei, presumendo di trovare in essi la soluzione dei loro problemi. C’è chi si rifugia nell’alcool, chi nel gioco, chi nella droga o altre dipendenze che lo rendono schiavo e che facilmente coesistono con forme di religiosità che sanno più di superstizione che di fede. Dietro queste forme di disagio spesso si nasconde un profondo narcisismo, cioè la ricerca di sé stessi. Da qui l’invito di Gesù ad osservare la sua parola come Lui ha osservato quella del Padre. Chi parla è Gesù, il crocifisso risorto, il testimone fedele. Egli attesta che, per il fatto di essere rimasto fedele alla volontà del Padre, soprattutto nel momento della prova, ha attraversato la morte e l’ha superata. 

Non è sempre facile osservare la Parola di Dio perché la nostra carne è debole, anche se lo spirito è pronto, sappiamo quello che è giusto ma non sempre riusciamo a metterlo in pratica. Attraversiamo momenti bui nei quali ci sentiamo assediati dai tanti problemi e anche soli, senza forze e persino privi del conforto della presenza di Dio. Questa solitudine, che a volte cede allo sconforto, non ci faccia cadere nell’errore di credere di aver perso la fede. Proprio quello è il momento in cui lasciarci guidare dalla fede e dalla speranza anche se è flebile come una fiamma debole o fragile come una canna incrinata. Osservare la Parola di Dio quando si è “crocifissi” e impotenti significa desiderare di vedere il volto di Dio che certamente già si può riconoscere in quello dell’uomo-fratello che sta accanto, anche quello che non piace, e che poi si rivelerà definitivamente nel giorno della beatitudine eterna.

Beato l’uomo che cerca e riconosce il volto di Dio benedicente in quello dei fratelli, perché diventerà lui stesso mediatore di benedizione.   

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore.     


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