don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 19 Luglio 2020

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Il tempo, il dono più prezioso di Dio

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

La parabola è un racconto che aiuta colui che ascolta ad accostare la storia alla propria vita. Nelle parabole raccontate da Gesù l’ascoltatore è chiamato ad entrare in contatto con Dio che, agendo nella storia degli uomini, la fa diventare storia di salvezza. Questo passaggio spesso sfugge all’uomo che, soprattutto nelle situazioni più dolorose, s’interroga sul senso degli eventi, sul ruolo che Dio ha nel loro svolgersi e come intervenga per aiutare la sua creatura. Fondamentalmente la domanda di sempre è questa: se Dio è buono perché il male? Nella parabola la drammatica questione è formulata nella duplice domanda che i servi rivolgono al padrone: «Non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?». 

All’origine c’è qualcosa di nascosto alla coscienza dell’uomo che è possibile conoscere solo per rivelazione. Si tratta del mistero e del silenzio che avvolge l’origine del bene e quello del male, l’azione di Dio e quello del maligno che a Lui si oppone. La domanda dei servi rivela la conoscenza imperfetta del loro padrone: sono consapevoli della sua azione e della sua prerogativa ma sono dubbiosi sulla sua bontà. Così, di fronte alle prove della vita, la nostra fede è insidiata dal dubbio sul suo modo di agire di Dio e, in definitiva, sulla sua giustizia. Il male insidia la tenuta della relazione. Questo vale anche nel rapporto tra di noi. Quando in una relazione spuntano i difetti sorgono spontanee anche le domande. Dunque, la questione fondamentale è come affrontare i problemi nella vita, soprattutto quando nella relazione emergono ostacoli naturali o quelli causati da una mano esterna. Bisogna reagire e non subire, ma ci si domanda: quali soluzioni individuare e attuare? I servi hanno una loro visione delle cose e una conseguente soluzione che però appare nettamente diversa da quella del padrone. I servi vorrebbero subito intervenire per sradicare la zizzania mentre il padrone del campo sceglie l’attesa. Quella dei servi è la mentalità di quei radicali che si ergono a giudici come se loro stessi sono padroni. In realtà il radicalismo è una forma di orgoglio che rivela più l’attaccamento al proprio io che cura e premura verso gli altri. L’orgoglioso agisce d’impulso arrogandosi diritti che non gli appartengono e funzioni che non gli competono con l’effetto disastroso di eliminare zizzania e grano. L’aggressività è l’atteggiamento sbagliato di chi si erge a giustiziere che distrugge proprio quello che vorrebbe custodire e proteggere. 

Dio indica un’altra soluzione: dare tempo. Questo si traduce nell’attesa che da una parte è inattività, cioè limitazione della propria istintività e aggressività, dall’altro è attenzione ai processi di crescita che non sono stati attivati da noi ma da altri più grandi di noi. Dio e il Maligno hanno seminato il bene o il male, cioè hanno avviato processi con finalità diverse. I servi ricevono dal padrone una consegna: lasciar crescere insieme e poi mietere per bruciare la zizzania e raccogliere il grano. Fuor di metafora l’indicazione data da Dio è riassumibile nei verbi dell’attesa paziente: osservare, accompagnare, lasciare e conservare. 

Osservare è un atteggiamento diverso del semplice stare a guardare, perché chi osserva fa discernimento coglie la verità più profonda delle cose, l’elasticità mentale gli consente di assumere altri punti di vista, vedere gli eventi in maniera differente e mutare il proprio giudizio senza rinnegare se stesso, mentre chi è spettatore rimane sulla superficie delle cose e non è capace di cambiare opinione, ma orgogliosamente piega e deforma la realtà per giustificare se stesso. In fondo è proprio questo il fine dell’azione del nemico: deformare la verità, sclerotizzare il cuore, schematizzare la realtà, mortificare la creatività, irrigidire le relazioni rendendole motivo continua di conflitto e contrapposizione. 

Lasciar crescere insieme grano e zizzania significa accettare dentro di sé e negli altri anche ciò che non ci piace. Lasciar crescere insieme indica l’atteggiamento della inclusione che si oppone alla tendenza contraria della esclusione o emarginazione. L’esercizio della pazienza avviene ogni qualvolta accettiamo non con rassegnazione, ma con fiducia, il limite, l’imperfezione, l’ostacolo, la prova, la contraddizione. 

La rabbia, la paura, il rancore, il senso di colpa, il pregiudizio generato dal male seminato dal nemico, dentro di noi e nel cuore dei nostri fratelli, non ci rende lucidi e razionali per prendere decisioni opportune e attuare scelte adeguate.

Il peccato, di cui parla il Libro della Sapienza, è ciò che spunta nel cuore di ogni uomo. Dio, amante di ogni sua creatura che non vuole la morte del peccatore ma che si converta e viva, offre il tempo del pentimento, cioè tempo opportuno nel quale crescere nella pazienza, nell’umiltà e nella speranza. Il pentimento è una costante verifica su se stessi, per lasciare ciò che va affidato al giudizio di Dio e conservare ciò che serve per seminare ancora o per nutrirci di pane. La mietitura sarebbe l’esame di coscienza e l’atto finale del discernimento in situazioni critiche. Il male va affidato al giudizio insindacabile di Dio, mentre il bene che conserviamo e raccogliamo serve per continuare a spargere il seme dell’amore e preparare il pane da spezzare per fare comunione. In questo senso comprendiamo il significato delle altre due allegorie, quella del piccolo che diventa un grande arbusto e del lievito che fa crescere la massa. La pazienza con la quale affrontiamo i problemi della vita si coniuga con l’umiltà con cui si inizia ogni processo di crescita e la speranza che fa crescere ciò che si è iniziato. La pazienza è dunque l’umiltà di iniziare sempre di nuovo, anche se non è mai come prima, e la speranza che è la forza dello Spirito che porta a compimento quello che Dio ha iniziato.

Auguro a tutti una serena domenica e vi benedico di cuore!


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]