don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 18 Novembre 2019

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Non tacere il grido del cuore

Lunedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

Il protagonista di questa piccola vicenda è un cieco di solito era seduto a mendicare lungo la strada. Dopo l’incontro con Gesù quest’uomo riacquista la vista e comincia a seguire Gesù glorificando Dio. È avvenuto un cambiamento radicale. Ma come è accaduto? Il cieco sente la folla in agitazione, domanda il motivo, viene informato che sta passando Gesù, il Nazareno. Il cieco allora vuole attirare l’attenzione di Gesù che non sa di preciso dove sia. Grida: Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me! Gli era stata data solo un’informazione, ma quella parola fa scattare in lui la speranza.

L’invocazione non viene solo dal cieco, perché appella Gesù in modo che la sola informazione anagrafica non avrebbe potuto rivelare. C’è, per così dire, una rivelazione interiore, molto personale, nascosta a tutti che nel grido viene rivelato. Lo Spirito agisce in noi in maniera silenziosa e discreta e ispira desideri di speranza che vanno tirati fuori con la preghiera, come fa il cieco. Egli non si arrende alle resistenze di chi crede sconveniente il suo atteggiamento e lo invita a tacere. Ma quello che lo Spirito dice al cuore non si può e non si deve tacere.

Gesù ascolta il grido del povero e si ferma comandando che il cieco fosse guidato verso di lui. Qui entra in gioco la comunità che invece di essere barriera che impedisce l’incontro con Gesù deve essere ponte che lo favorisce. Dal modo con il quale Gesù ascolta la Chiesa definisce la sua missione di apertura e accoglienza per riconoscere ella stessa, tra le pieghe di forme di espressione anche “non convenzionali”, l’azione dello Spirito che la precede. 

Gesù si pone ancora in ascolto del desiderio del cieco: cosa posso fare per te? Anche se è evidente, Gesù chiede al cieco di esplicitare il suo desiderio. L’incontro con Gesù non si riduce a sapere cosa bisogna fare per essere guariti, quali sono le condizioni da assolvere per risolvere un problema. Nel momento in cui c’è l’occasione di avvicinare le persone la Chiesa, in tutte le sue componenti, deve assumere lo stile dell’ascolto che permette all’altro di raccontarsi. Il cieco è rispettato nella sua libertà e così si sente veramente libero di comprendere ciò di cui ha veramente bisogno: che abbia di nuovo la vista! Ritornare a vedere significa rinascere, ma non per tornare indietro, ma per progredire con Gesù sulla via della santità. Gesù diventa per l’uomo guarito la luce da seguire!

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore! 

Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]
 

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Che cosa vuoi che io faccia per te? Signore, che io veda di nuovo!

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18, 35-43
 
Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». 
Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 
Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 
Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Parola del Signore

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