don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 16 Settembre 2021

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

Dove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la misericordia e dove è accolto il perdono nasce la gioia di amare

Gesù riceve l’invito conviviale a casa di un fariseo. Certamente si tratta di un atto di cortesia e di stima da parte di Simone che però sembra ricredersi su Gesù allorquando, durante il pasto, interviene improvvisamente una donna conosciuta in città per i suoi facili costumi. Ella era venuta appositamente da Gesù per omaggiarlo con un profumo prezioso con il quale cosparge i suoi piedi. Dalle lacrime versate s’intuisce che la donna sta vivendo una forte emozione.

Gesù, come ha accettato l’invito del fariseo, così accoglie anche i gesti della donna che raccontano un profondo affetto nei suoi confronti. Sia i sentimenti della donna sia i pensieri che il suo atteggiamento suscita in Simone sono nascosti ma Gesù vuole strappare dall’ambiguità sia i giudizi del fariseo sia i gesti della donna. A dispetto di quello che pensa Simone, Gesù conosce bene questa donna non però come il fariseo che si ferma al suo peccato, ma perché egli sa ciò che Dio ha operato in lei.

Simone, con il suo giudizio, pretende di saperne più di Gesù però al tempo stesso accoglie l’insegnamento del Maestro che lo induce a mettersi sullo stesso piano della donna davanti a Dio. Entrambi sono servi debitori a cui il Signore condona il debito. La donna peccatrice è debitrice di una cifra molto più grande del fariseo che, viene superato non solo nel numero dei peccati ma anche nella grandezza del condono. Più grande è il peccato altrettanto grande è il perdono e, di conseguenza, l’amore riconoscente dimostrato dal servo condonato.

Gesù vuole insegnare a Simone che l’amore di Dio precede i meriti ed è commisurato alla gravità del peccato. Chi sa giudicare sé stesso riconosce di essere peccatore e che la misericordia di Dio sovrabbonda davanti all’abbondanza del peccato. La fede è la conoscenza del proprio peccato ma, ancor di più, della misericordia di Dio. La sovrabbondanza dei gesti della donna è il segno della grandezza del suo amore la cui ampiezza è tale da contenere e coniugare il dolore del proprio peccato, espresso attraverso le lacrime, e la gioia del servizio che traspare dalla tenerezza con la quale asciuga i piedi di Gesù e li cosparge di profumo. 

Signore Gesù, Tu che accogli gli onori ma ancor di più gradisci l’omaggio di un cuore contrito e umiliato, donami lo Spirito che mi illumini con la fede affinché possa conoscere i miei peccati e la tua misericordia. La tua Parola mi sveli il mistero profondo dell’amore di Dio davanti al quale tutti gli uomini sono uguali perché figli suoi. Se abbonda il peccato, che ci rende schiavi, sappiamo che sovrabbonda la tua misericordia, che ci fa essere liberi servi della gioia.

Allarga gli spazi del cuore perché possiamo accogliere i fratelli e sorelle, a cui ci accomuna il debito del peccato, ed insieme esultare per il perdono ricevuto. Facci la grazia di essere cristiani in festa che sanno condividere la gioia di essere amati da Dio e che non si vergognano di confessare con le lacrime il dolore del proprio peccato e di testimoniare con gesti di carità la gratitudine per la vita nuova ricevuta nel perdono.    

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