don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 16 Marzo 2020 – Lc 4, 24-30

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Contagiamoci di fiducia

Lunedì della III settimana di Quaresima

«Nessun profeta è bene accetto nella sua patria». Gesù, da vero uomo di Dio, è una persona libera. Come tale chiarisce ai suoi paesani che, non essendo proprietà privata di nessuno, non intende assecondare le aspettative della sua gente ma seguire le indicazioni che lo Spirito Santo gli ispira andando anche oltre i confini della sua patria. I confini del Regno di Dio non coincidono con quelli della terra promessa, ma li travalicano integrando al suo interno tutti coloro che credono nel Vangelo proclamato da Gesù.

Il prezzo della libertà è molto alto e Gesù inizia a pagarlo proprio nella sua patria, ma non si lascia scoraggiare da ricatti e minacce. Viene trattato malissimo e cacciato dalla sinagoga a spintoni con l’intenzione di ucciderlo; ma l’ora non è giunta e Gesù «passando in mezzo a loro camminava». Gesù non fugge, né si ribella, e non si lascia fermare dall’indignazione e dalla violenza dei suoi paesani. 

Come tutti gli autentici profeti, viene osteggiato soprattutto da quelli gli erano più vicini. 

Passare in mezzo a loro significa continuare a fare il bene fino a dare la propria vita anche, e direi soprattutto, per quelli che lo rifiutano e si rendono stranieri del regno di Dio che Gesù sta realizzando. 

Tra i partecipanti alla liturgia nella sinagoga di Nazaret quel sabato c’erano i parenti di Gesù, i suoi amici d’infanzia, i rabbini che gli avevano insegnato a leggere la Scrittura. Essi avevano sentito parlare dei miracoli che aveva fatto mentre pellegrinava tra i villaggi predicando il Vangelo. Certo, erano rimasti colpiti dalle parole che aveva pronunciato, ma da lui si aspettavano fatti, non parole. Già, ma quali fatti? Quelli che avrebbero soddisfatto la loro infantile curiosità, ma lasciandoli nella ignoranza, nella pusillanimità e nella grettezza mentale? 

Gli esempi dei profeti Elia ed Eliseo, citati da Gesù, ci fanno capire che può essere riconosciuto come uomo di Dio solamente se lo si guarda con gli occhi di “straniero” come la vedova di Sarépta di Sidone e Naaman il Siro. Essi, pur essendo in una posizione di forza, anche se nella profonda indigenza, si fidano del profeta vincendo la naturale e iniziale resistenza. Infatti, la vedova ha un pugno di farina e un goccio d’olio per impastare una focaccia mentre Elia non ha nulla; il lebbroso è il generale dell’esercito del re di Damasco mentre Eliseo è un semplice profeta disarmato. La parola dei profeti trova accoglienza nei due stranieri e viene snobbata dagli Israeliti. Per essi i due profeti sono degli estranei, come estraneo diventa quel Dio che li aveva inviati. 

Dio ci diventa estraneo quando bypassiamo l’ascolto della Sua Parola che ci illumina interiormente e ci dispone alla fiducia; allora ci lasciamo prendere dalla fretta di vedere i fatti fino al punto di diventare impazienti, suscettibili, nervosi e iracondi. Lo stesso accade anche nelle nostre relazioni allorquando, spaventati dall’idea di doverci confrontare e dialogare guardandoci negli occhi, preferiamo lasciare intendere o lanciare messaggi che hanno il sapore della minaccia e del ricatto, piuttosto che del desiderio di trovare un punto d’accordo.

Non siamo semplici spettatori degli eventi di Grazia operati da Dio, ma siamo chiamati ad essere parte della soluzione del problema che viviamo innanzitutto ascoltando con fiducia la Parola di Dio per metterla in pratica secondo quanto ci è possibile. I fatti che vorremmo vedere realizzati sono sempre opera della parola/azione di Dio e della nostra fiduciosa obbedienza.

Contagiamoci di fiducia!

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!