don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 16 Maggio 2021

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

Congedo e un nuovo principio 

L’ascensione di Gesù è compimento e nuovo inizio del Vangelo. Ascendendo al cielo e sedendo alla destra del Padre il regno di Dio non è solamente prossimo a venire, come annunciava Gesù all’inizio della sua missione, ma è pienamente realizzato. Gesù, con la sua morte e risurrezione, è stato costituito re e Signore del mondo, sconfiggendo definitivamente ogni potere malefico. Tutti possono entrare a far parte del regno di Dio. Chi ha iniziato a godere dei suoi benefici perché, incontrando Cristo nella propria vita si è lasciato sanare da Lui, riceve anche l’incarico missionario di annunciare il Vangelo in tutto il mondo affinché anche altri possano sperimentare la gioia di essere amati. 

Le donne che erano andate al sepolcro per ungere con gli olii profumati il cadavere, quale ultimo atto di onore e amore verso Gesù, non possono farlo perché il suo corpo non è più lì. Al suo posto un giovinetto vestito di una veste bianca e seduto alla destra che le invia ad annunciare ai discepoli che Gesù li attende in Galilea come aveva predetto. Portare il vangelo perché si possa incontrare Gesù e farne esperienza diretta, questo è il modo di onorare e amare Gesù. Il racconto di Marco registra il fatto che la gioia della risurrezione trova resistenze dentro di noi che spesso ci lasciamo vincere dalla paura. C’è chi questo timore riesce a superarlo e va incontro ai fratelli raccontando non storielle inventate, ma la propria esperienza d’incontro con Cristo, ma deve scontrarsi con il muro della incredulità e della diffidenza eretto dai fratelli, anche da quelli con i quali si condivide lo stesso cammino di vita e di fede. Il fatto di non essere creduti non deve abbatterci e non deve indurci a fuggire, ma a lavorare, anche su noi stessi, affinché la nostra vita sia più credibile, ovvero sia sempre più chiaramente trasparenza dell’amore di Dio. 

Credere significa vivere i passaggi della vita, che a volte ci appaiono come strappi traumatici e perdite impagabili, accompagnati da Gesù. Egli ci aiuta a vivere i distacchi come esperienze di crescita e di maturazione umana i cui segni possono essere rintracciati in stili di attaccamento non dipendenti ma creativamente proattivi. La paura di perdere e di perdersi induce a relazioni di dipendenza che si manifestano attraverso atteggiamenti possessivi o remissivi, ovvero o si cerca di controllare tutto o si è privi di spirito d’iniziativa limitandosi a interpretare un copione scritto da altri. La fede è l’esperienza del rapporto con Gesù con il quale si crea un legame tale ma mantenere insieme obbedienza e libertà. La fede è credibile quando si concretizza nei segni che Gesù indica.

Cacciare i demòni, parlare lingue nuove, maneggiare i serpenti ed essere protetti dal veleno, guarire i malati altro non significa che esercitare su noi stessi il potere del controllo sui pensieri giudicanti che ci portano a separarci e a contrapporci agli altri, fronteggiare le calunnie e le accuse ingiuste senza replicare nello stesso modo contro chi ci attacca subdolamente ma usare con tutti il linguaggio della mitezza e del perdono e prenderci cura dei fratelli soprattutto quelli infermi e feriti a causa del male commesso da loro stessi. Questi cambiamenti sono i segni che il vangelo viene scritto sulla nostra carne e che se un congedo avviene esso è il distacco dall’uomo vecchio per essere rivestiti di quello nuovo ad immagine di Cristo vero Dio e vero uomo. Nel momento in cui si parte e si lascia qualcosa di sé alle proprie spalle avviene un cambiamento che racconta la novità operata da Dio nella nostra vita, la bellezza di una chiamata che ci spinge ad andare sempre avanti e diffonde il buon profumo del Vangelo. 

Signore Gesù, Pastore Bello che guidi il tuo gregge verso i pascoli del Cielo, accompagnami nel cammino verso la Casa del Padre dove hai preparato per me un posto nella grande festa della comunione dei Santi. Dirigi i miei passi e orienta la mia volontà verso i beni celesti da te promessi che nessun ladro può rubare e alcun verme consumare. In ogni via che percorro, in ogni casa che visito, in ogni persona che incontro, in ogni attività che faccio possa cercare e trovare Te, amico fedele, fratello sincero con cui condividere la gioia dell’amore donato e ricevuto. Grazie perché in ogni Eucaristia riaccendi nel cuore il fuoco dell’amore con la potenza della tua Parola che purifica, illumina e istruisce; spezzando ancora il pane per me mi spingi ad uscire verso i fratelli per portare loro la pace e la speranza. Aiutami a dominare dentro di me le passioni e ad incanalarle per un servizio sempre più attivo e creativo; difendimi dagli attacchi iniqui e dalle tentazioni di rispondere al male con altrettanto male; guarisci il mio peccato perché possa essere strumento di salvezza nelle tue mani.  

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