don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 15 Novembre 2020

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

Il servizio per amore è nella vita l’investimento più redditizio 

Ciascuno di noi sin dalla nascita riceve in consegna un tesoro. Si tratta della vita e con essa coloro che l’hanno generata, quelli che permettono che cresca, la storia, la cultura, le capacità, i carismi etc. Arriva il momento nel quale decidere cosa fare della propria vita, quale compito assumersi per darle un senso. Chi accoglie la vita tutti i giorni come dono di Dio cerca il modo con il quale valorizzarlo e farlo fruttificare, chi invece la vede come un peso che grava sulle sue spalle o un tragico destino toccato in sorte, tende a nascondersi. È il modo con cui ogni giorno approcciamo la vita e ci relazioniamo con il Signore a generare i nostri pensieri ed emozioni, a orientare le nostre scelte e determinare la nostra condotta. 

Tutti e tre i destinatari dei talenti sono servi, quindi in una condizione di subalternità ma che ricevono non un comando ma un tesoro che viene affidato nelle loro mani; la differenza tra loro è data dal modo in cui intendono il servizio e dal valore che attribuiscono a quello che hanno ricevuto. I servi buoni sono quelli che si sentono gratificati dal Signore e in quello che è stato loro affidato riconoscono di essere destinatari della sua fiducia. Essi fanno proprie le attese del padrone. La gratitudine apre gli occhi del cuore a contemplare la bontà di Dio e il suo desiderio di partecipare a noi la sua gioia. Come Dio ha fiducia nei suoi figli, soprattutto dei più piccoli, così noi, suoi servi siamo buoni nella misura in cui siamo fedeli non solo alle piccole cose ma ai piccoli. Un esempio di fedeltà è dato dall’immagine della donna descritta nella prima lettura. Non si tratta dell’elogio della bellezza estetica, ma di quella che affascina per la sua saggezza. Ciò che attira l’attenzione e suscita ammirazione non è l’armonia delle forme del corpo femminile, ma la grazia della carità operosa che fluisce dalle sue mani. Sono mani che non trattengono ma che accolgono, lavorano e donano. Le mani della donna sono sempre all’opera, mai in tasca e con le braccia conserte, che invece rifletterebbero la passività di colui che sta fermo in attesa che gli altri prendano l’iniziativa o che lo servano.

Al contrario dei primi due servi, quello malvagio, come ammette lui stesso, ha paura. Si tratta di quella diffidenza radicata nel cuore dell’uomo e legata al suo peccato originale. La paura proietta su Dio e su sé stessi l’ombra del dubbio e della sfiducia. Il servo pigro usa la vergogna, l’indecisione, l’ignoranza come alibi per nascondersi e non rischiare; per cui conduce la sua vita senza un fine ben preciso se non quello di campare alla giornata e limitandosi a fare il minimo indispensabile di quello che gli viene comandato. 

I servi buoni sono fedeli perché investono tutto, non una parte di ciò che hanno ricevuto, al contrario del pigro che preferisce non rischiare e trattenere per sé e non utilizzare ciò che gli è stato affidato. 

La parabola usa il linguaggio dell’economia per suggerirci che siamo manager di noi stessi e che il capitale che abbiamo a disposizione va gestito in maniera saggia. Il vero problema, sembra dirci Gesù, è la gestione della nostra vita il cui successo non dipende dall’andamento dei mercati ma dal movimento del cuore, ovvero se esso si lascia ispirare dalla gratitudine e dall’entusiasmo o dalla paura e dalla diffidenza, se lo anima la carità di Dio o l’egoismo. 

Guadagnare è molto di più che accumulare. Il guadagno è un processo che inizia dal perdere. Investire è un po’ come seminare. Sia chi affida al banchiere i suoi beni che colui che affida il seme alla terra lo fa con la speranza che ciò che in un primo momento perde poi gli viene restituito moltiplicato. Così è chi ama. Non si tratta semplicemente di accumulare soddisfazioni, onori, benefici, ma di attivare processi di crescita e di promozione. 

Non importa quanto abbiamo da investire, ciò che è importante è farlo, prendere l’iniziativa, darsi da fare, assumersi delle responsabilità, darsi dei compiti, prendersi degli impegni. Bisogna guardarsi intorno e fuori di sé, ascoltare la realtà, recepire le istanze e le richieste che vengono dalla realtà che abitiamo. La vita riserva il gusto migliore man mano che si coniuga la propria vocazione, e il desiderio di realizzare qualcosa, con i bisogni dei fratelli, soprattutto dei più poveri. Sono essi i banchieri a cui affidare il tesoro dei nostri carismi. Il modo più utile per interpretare il compito che abbiamo scelto di assumere o quello che la vita ci riserva è amare avendo a cuore il bene di tutti, soprattutto dei piccoli. Il guadagno è proporzionato alla generosità con la quale si ama, alla fiducia con cui si semina la speranza, all’entusiasmo nel diffondere la gioia, alla creatività impiegata nell’ educare alla cultura della solidarietà e dell’inclusione, alla disponibilità a collaborare con gli altri per fare sistema.

Auguro a tutti una serena domenica e vi benedico di cuore!