don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 13 Ottobre 2020

Mente e cuore si accordino nel ritmo della lode

Martedì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

Mentre Gesù sta insegnando un fariseo lo invita a pranzo ed egli si mette a tavola senza però fare le abluzioni rituali. Il fariseo lo nota e rimane meravigliato da quella mancanza. La narrazione è costruita in modo tale che appaia chiaro il collegando tra ciò che avviene a casa del fariseo è l’insegnamento di Gesù che precede l’invito. Il Maestro stava esortando a lasciarsi illuminare dalla sua parola per essere luminosi e portatori della luce della Parola di Dio. Infatti, come la lampada accesa deve essere in alto perché tutti possano vedere, così l’occhio, simbolo del modo di pensare, interpretare e giudicare, deve essere «semplice», cioè rivolto verso l’alto alla ricerca della verità, del bene di Dio. 

Per poter fare il bene bisogna prima desiderarlo, cercarlo e riconoscerlo. All’occhio «semplice» capace di riconoscere il bene, il bello e il vero, si oppone «l’occhio cattivo» che “vede nero” in quanto ciò che lo spinge a cercare non è la luce della parola di Dio, ma le tenebre dell’avidità e della cattiveria presenti nel cuore. L’esterno e l’interno nel linguaggio di Gesù vogliono indicare il comportamento e il pensiero. Il fariseo, invitando Gesù, ha un buon comportamento, magari anche andando contro quello che altri avrebbero potuto dire sul suo conto. Tuttavia, invece di domandare il senso della mancata abluzione rituale, egli lo giudica negativamente. 

Gesù mette in guardia dal curare l’aspetto formale delle relazioni, fermandosi alle “etichette”, senza lasciarsi penetrare dalla parola di Dio che ha il potere di rendere bello anche ciò che in apparenza sembra brutto. 

Dare in elemosina ciò che c’è dentro significa invertire l’orientamento delle proprie intenzioni. Purificare l’interno vuol dire cambiare modo di vedere, interpretare e giudicare per conformarlo a quello di Dio che ha fatto l’esterno e l’interno dell’uomo, cioè il corpo con i suoi comportamenti e il cuore con i suoi ragionamenti. 

L’insegnamento di Gesù prima che permetterci di capire Dio ci induce a desiderarlo. Gesù, infatti, non è un concetto teologico da conoscere, né il vangelo può essere ridotto a dovere morale da attuare. La parola di Dio, se accolta nell’intimo di noi stessi, ci rende liberi perché dalla presunzione di prendere si va verso l’umiltà nel dare, l’avidità nell’afferrare diventa generosità nel dare in elemosina, dalla cattiveria di chi vorrebbe tenere tutto in pugno si passa alla bontà di chi apre le sue mani per dispensare la gioia della fraternità.


Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
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