don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 11 Novembre 2020

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

La fede è un cammino di rinascita 

Camminando verso Gerusalemme Gesù traccia la strada per noi suoi discepoli. Egli attraversa le nostre esperienze e si ferma nelle situazioni della nostra vita. Dio si fa presente e noi, come i dieci lebbrosi, ci rivolgiamo a Lui per chiedere la guarigione. C’è comunque una distanza da riconoscere, accettare e mantenere e che viene colmata dal grido della preghiera. La vicinanza di Dio non basta per risolvere i problemi e non annulla di un colpo i problemi. Gesù, pur rimanendo a distanza, offre una parola che indica una direzione di marcia. C’è un cammino di conversione e purificazione da fare guidati dall’insegnamento del Vangelo. Dopo aver ascoltato bisogna mettere in pratica la parola di Gesù perché la speranza di essere sanati diventi fede che progressivamente li conduca ad essere salvati. La guarigione avviene mentre i lebbrosi sono in cammino per andare al tempio dai sacerdoti. L’obbedienza al comando di Gesù rende possibile la realizzazione della preghiera. Il cammino di fede non può che essere guidato dalla parola di Dio che va messa in pratica nella vita quotidiana. La fede praticata non consiste solo nel pregare in caso di bisogno, ma nel pregare sempre. Si prega quando si mette in pratica la parola di Dio, cioè quando la fede diventa carità operosa. È proprio questa fede, incarnata nella vita che genera la carità, che ci purifica e ci fa diventare persone dalla coscienza integra.

Non sappiamo se i dieci lebbrosi siano andati dai sacerdoti per far certificare l’avvenuta guarigione e riammetterli nella comunità, è certo però che solo uno di loro ritorna per ringraziare Gesù. Il Samaritano, emblema della persona distante dalla pratica ufficiale della Chiesa, prega insieme con gli altri perché mosso dallo stesso bisogno. Davanti a Dio siamo tutti uguali perché figli bisognosi d’aiuto, senza distinzioni. Tuttavia, le sorprese edificanti vengono proprio da chi non te lo aspetti. Il Samaritano torna indietro lodando Dio. La sua preghiera di lode non risponde tanto ad un dovere, ma nasce da un cuore sanato. Mettere in pratica la parola di Gesù non aiuta a risolvere i problemi fisici, o sociali ad essi collegati, ma a guarire l’interiorità. La salvezza è esperienza di guarigione del cuore che colmo di gioia la effonde nella lode. 

L’esperienza della guarigione che facciamo attraverso il perdono ricevuto non può essere archiviata troppo facilmente. Non si tratta di collezionare esperienze che rimangono nel libro dei ricordi ma di fare memoria viva ovvero di andare continuamente alla sorgente della nostra vita. Tornare indietro non significa ricominciare dal punto di partenza ma ripartire per andare incontro a Gesù con canti di gioia. Lo straniero, nel momento in cui si è visto guarito, ha capito che era rinato, era diventato una nuova persona e come tale rende gloria a Dio. Dal Samaritano impariamo a incontrare Gesù riconoscendo la nostra miseria e invocando la sua misericordia, a mettere in pratica nella vita quotidiana la sua Parola per essere guariti nell’anima e a vivere l’eucaristia come rendimento di grazie a Dio.

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!