don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 11 Novembre 2019

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Pentirsi è iniziare a perdonarsi e farsi perdonare

San Martino di Tours

Gesù avverte i suoi discepoli che essi inevitabilmente “inciamperanno” nel loro cammino di vita cristiana perché sono deboli come tutti gli altri. Cristiano non è colui al quale non si può imputare nulla di sbagliato ma è l’uomo che, nel momento in cui cade nel peccato, riconosce la sua colpa, ne sente il dolore e chiede il perdono. 

Chi non si mette davanti allo specchio della sua coscienza e non si fa aiutare attraverso il perdono, diviene causa di uno scandalo ancora più grande che coinvolge soprattutto i più deboli.

Grande è la responsabilità di coloro che, attraverso i loro ragionamenti e i loro atteggiamenti, inducono altre persone più fragili ad assumere stili di comportamento deviati e dannosi per sé e per gli altri.

La rigidità, l’intransigenza, il giudizio senza appello sono pericoli molto grandi in una comunità, soprattutto familiare ed ecclesiale. Non c’è colpa che non possa essere perdonata se la persona che pecca, riconoscendo la sua debolezza, chiede perdono. Il pentimento è già espiazione della colpa perché inizio di un rinnovamento il cui processo è sempre soggetto a interruzioni e cadute. 

Gesù invita a non stancarsi mai di lasciarsi aiutare e di supportare le persone nel loro tentativo di rialzarsi dagli scandali che subiscono e dalle battute d’arresto del loro cammino di fede.

Ammonire, rimproverare è altra cosa che giudicare e condannare perché questi ultimi “inchiodano” il peccatore, i primi invece lo rialzano. 

Perdonare significa avere la pazienza di farsi compagno di cammino di chi ha il passo claudicante, di chi ha vista corta, di chi è impacciato nei gesti. È inutile nascondersi dietro banali considerazioni del tipo: “ti avevo avvisato”, “arrangiati”, “chi è causa del suo mal pianga sé stesso”, oppure “… lo sapevo”.  Sono essi i piccoli dei quali prendersi cura e da non abbandonare nelle fosse dei vizi dove sono miseramente caduti. 

Perdonare significa infondere coraggio a chi non crede più in sé stesso e non riesce a vedere i suoi carismi sui quali far leva per iniziare o riprendere il cammino della vita cristiana. 

I discepoli riconoscono che per appartenere al Regno di Dio non ci vogliono competenze particolari, ma la fede. Essa è un dono di Dio che non cresce attraverso le buone opere, ma al contrario, la fede, anche se allo stadio iniziale, genera la pazienza per perseverare e crescere nella carità fraterna.  

Auguro a tutti una serena giornata e vi benedico di cuore!

Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]
 

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Se sette volte ritornerà a te dicendo:

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 1-6
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Parola del Signore.