don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 11 Gennaio 2021

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Commento a cura di don Pasquale Giordano
FonteMater Ecclesiae Bernalda
La parrocchia Mater Ecclesiae è stata fondata il 2 luglio 1968 dall’Arcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirà ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di età… [Continua sul sito]

In ogni scelta di amore c’è il coraggio di diventare adulti 

Simone e Andrea e i figli di Zebedeo sono impegnati nel loro lavoro di pescatori. Stanno vivendo il tempo della pesca, i primi, e della riparazione delle reti, i secondi. Nel loro tempo, cioè nella loro vita, entra Gesù che li chiama a seguirlo. L’invito cambia la direzione della loro ricerca. Essi non intercetteranno più un branco di pesci per catturali, ma dietro Gesù incontreranno il Padre e diventeranno costruttori di comunità fraterne. 

Dio si accosta alla vita di ciascuno offrendogli la proposta di cambiare vita. La conversione è sostanzialmente un modo diverso d’intendere la vita. Non si vive per prendere, accumulare, aggiungere, riempire, ma per andare dietro Gesù, insieme ai fratelli, nel mondo incontro al Padre. 

I discepoli hanno accolto la sfida con coraggio che è il primo passo della fede. Essi hanno lasciato le reti e il loro padre e hanno scelto di diventare discepoli di Gesù. A cosa hanno rinunciato? All’autonomia autoreferenziale e alla dipendenza infantile. Seguendo Gesù si sceglie di diventare adulti. L’adulto è responsabile, cioè colui che risponde ad un interlocutore che riconosce essere degno del proprio amore. Il contrario dell’adulto è il bambino che vive un attaccamento dipendente con i genitori e dai quali non sa vivere ancora in sana autonomia. 

Lasciare non significa disprezzare ma valutare le cose per quello che sono imparando a distinguere tra amore alla persona e utilizzo delle cose. Un non adulto confonde e arriva ad amare le cose e a utilizzare le persone. 

Con Gesù non si diventa super uomini e neanche uomini perfetti, ma semplicemente persone che fissano la loro ragione di vita non in sé stessi ma nell’altro da sé e la progettano come un dono d’amore.

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