don Pasquale Giordano – Commento al Vangelo del 1 Marzo 2020

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La tentazione corre sul filo del pettegolezzo, della calunnia e del giudizio

I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

I primi capitoli del Genesi ci parlano di quello che sempre accade nella vita di ogni uomo. All’origine c’è il dono dello Spirito che fa dell’uomo tratto e plasmato dalla polvere del suolo un essere vivente la cui caratteristica è quella di entrare in dialogo con Dio. Egli con la parola spiega che ha piantato per l’uomo molti alberi i cui frutti sono per il nutrimento dell’uomo, solo il frutto dell’albero della vita che è in mezzo al giardino non era da mangiare.

Dunque, Dio rende l’uomo libero di gustare la vita in tutti i suoi aspetti ma avverte che trattare la vita non come un dono da accogliere ma come qualcosa da prendere per sé e consumare, porta alla morte. La parola di Dio rivela all’uomo la sua libertà ma anche i suoi limiti oltre i quali si perde. Nel dialogo con il serpente la donna replica alla sua domanda circa il presunto divieto assoluto di mangiare tutti i frutti del giardino. Il serpente lascia intendere di conoscere la parola di Dio, ma non direttamente, ma per sentito dire e vorrebbe quasi chiedere la conferma.

Naturalmente si tratta di una sorta di pettegolezzo al quale la donna risponde a sua volta con un “sentito dire” dal quale emerge una certa confusione. Se non abbiamo un rapporto diretto con la parola di Dio non potremo avere un rapporto tale con Lui da poter resistere alla tentazione. La Parola di Dio non è una semplice informazione o una regola da rispettare o tenere a mente. Perché sia utile per la vita è necessario che essa sia custodita nel cuore attraverso la meditazione quotidiana. 

La prima lettura ci parla della disobbedienza e delle sue conseguenze. Dopo aver mangiato il frutto dell’albero della vita, che appariva «buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza», l’uomo e la donna conobbero di essere nudi e per la vergogna di coprono nascondendosi l’uno all’altro. Coprirsi significa giustificarsi e quando cominciamo a giustificarsi vuol dire che è compromessa la relazione. All’autogiustificazione segue la colpevolizzazione. 

La seconda lettura invece ci parla della obbedienza di Gesù, il nuovo Adamo. L’opera giusta di Gesù consiste proprio nell’obbedienza alla parola di Dio con il risultato che Egli diventa il frutto che la mano di Dio porge all’uomo dall’albero della croce. Gesù, rinunciando a vivere per sé stesso, non prende e mangia, ma spezza e dà sé stesso come nutrimento. La voce di satana confonde la mente dell’uomo porgendogli la parola avvelenata dall’invidia e dall’orgoglio. Satana, attraverso la scorciatoia della disobbedienza, ci illude di essere tutto; Gesù, obbedendo e fidandosi del Padre, segue l’uomo nelle vie lunghe e tortuose della storia per donarsi tutto a lui. 

Il vangelo ripropone il dialogo tra il tentatore e l’uomo. Gesù obbedisce allo Spirito che lo conduce nel deserto. Egli dunque non cerca scorciatoie, ma si fa compagno di strada dell’uomo che cammina in mezzo a tante difficoltà, nelle quali sperimenta i suoi limiti, ed è abitato da attese. Come ogni uomo che sperimenta la solitudine e il bisogno, anche Gesù viene messo alla prova. È lì che bisogna decidere se affrontare la vita scegliendo le scorciatoie allettanti, e apparentemente innocue, proposte da Satana o seguendo i segnali indicatori offerte da Dio. 

I luoghi in cui sono ambientate le tre tentazioni vanno dal deserto fino al monte altissimo passando per il tempio di Gerusalemme, conferendo alla narrazione una tensione in crescendo che si risolve con l’abbandono del diavolo e il servizio prestato dagli angeli. 

I tre luoghi sono associati a tre tempi del popolo d’Israele e della comunità cristiana delle origini. Il deserto e il digiuno sono la cifra simbolica dell’attesa. Il popolo d’Israele, mentre attendeva che Mosè scendesse dal Sinai, si fece un vitello d’oro. Sono proposte due soluzioni: o assecondare i ragionamenti di “pancia” oppure seguire la parola che esce dalla bocca di Dio. Gesù rinuncia ad ogni forma di autoreferenzialità e si lascia nutrire dalla parola di Dio. 

La seconda tentazione è ambientata nel cuore di Gerusalemme, che è il tempio, e nel suo punto più alto. Il santuario è la casa della preghiera nella quale s’incontra il Signore e con lui s’instaura una relazione di fiducia. Nei momenti di pericolo la supplica può assumere quasi il tono della sfida con la quale si esige una “prova” della fedeltà di Dio, ma riducendo la preghiera a scambio di favori. Gesù rinuncia a piegare Dio ai propri bisogni per lasciarsi innalzare a Lui. 

La terza tentazione è collocata fuori dai confini della terra promessa, su un monte altissimo dal quale si abbraccia con uno sguardo tutti i domini della terra. Satana tenta nell’ambito dell’impegno missionario. Gesù rinuncia alle ambizioni di potere e accetta di essere inviato verso i fratelli non per dominarli ma per servirli. 

Dalle pagine bibliche emerge che ogni opera buona, a partire da quella della creazione fino alla redenzione, inizia da una rinuncia, all’accettazione di darsi un limite per stabilire una relazione autentica con l’altro. Gesù indica anche la strada da seguire per vivere e prima d’intraprenderla bisogna compiere una triplice rinuncia e confermarle costantemente: rinuncia al vivere per sé stessi, rinuncia a servirsi degli altri, rinuncia al dominio sugli altri. Il no a Satana libera il cuore per un’adesione libera e gioiosa a Dio. Il no all’egoismo ci educa all’ascolto e all’accoglienza degli altri, il no all’opportunismo ci fa più disponibili al perdono, il no all’ambizione ci rende attenti e creativi nel servizio.

Auguro a tutti una serena domenica e vi benedico di cuore!


Letture della Domenica
I DOMENICA DI QUARESIMA – ANNO A
Colore liturgico: VIOLA

Prima Lettura

La creazione dei progenitori e il loro peccato.

Dal libro della Gènesi
Gen 2,7-9; 3,1-7

Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato. Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. R.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Seconda Lettura

Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 5,12-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva venire. Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti. E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti. Parola di Dio.

Forma breve:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
5, 12.17-19

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. Come dunque per la caduta di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera giusta di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione, che dà vita. Infatti, come per la disobbedienza di un solo uomo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.

Parola di Dio

Vangelo

Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 4, 1-11

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore