don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del Giorno – 22 Febbraio 2020

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La Cattedra di Pietro non è una festa qualunque, e non è nemmeno un modo per riempire di qualcosa il calendario liturgico. La festa della Cattedra di Pietro è la festa in cui facciamo memoria di queste parole: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli’). È Gesù a pronunciare queste parole su uno sconosciuto pescatore della Galilea di nome Simone. Su quest’uomo, con un temperamento non certamente mite, Gesù pronuncia una promessa che non verrà mai meno, nemmeno quando si troverà nelle condizioni di sbagliare, di rinnegarlo, di avere paura. Le parole che Gesù pronuncia su Pietro, e su ogni Pietro della storia, sono parole che rimangono in piedi nonostante l’umanità di quelli che con il tempo abbiamo chiamato con l’appellativo di Papa.

Se la Chiesa rimane in piedi è perché si poggia sulla promessa di Cristo che gli inferi non avranno mai la meglio su di essa. Per questo rimanere nella Chiesa è l’unica grande garanzia di non ritrovarsi dalla parte degli inferi. Questo non significa che la Chiesa non sbaglia, non è fallibile in alcune sue scelte, ed è sempre all’altezza della storia.

Il grande miracolo è sapere che essa rimane Chiesa nonostante gli errori, le cadute, i cedimenti, l’umanità di cui è fatta. In questo senso ad amare la Chiesa non si sbaglia mai, e attaccarsi a Pietro con fiducia è garanzia sempre di salvezza perché è Gesù il fondamento del suo esserci e servire. È Gesù ad aver voluto che un uomo diventasse fondamento visibile di comunione.

Non credere a questo significa non credere al Vangelo. In questo senso pregare per il Papa, ascoltarlo, rispettarlo, amarlo non è solo un dovere basilare di carità cristiana che ci viene chiesta per tutti, ma è anche il riverbero di questa pagina del Vangelo che ci ricorda che è lui il fratello a cui Cristo ha consegnato le chiavi di casa.

Commento di don Luigi Maria Epicoco al Vangelo di Mt 16, 13-19


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Tu sei Pietro, a te darò le chiavi del regno dei cieli.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 16, 13-19

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Parola del Signore.

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