don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del Giorno – 14 Aprile 2020 – Gv 20, 11-18

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<<Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva>>. L’immagine bellissima con cui inizia il Vangelo di oggi, rende bene l’idea della nostra posizione esistenziale quando ci troviamo nella sofferenza: ci sentiamo tagliati fuori, esterni alle cose, come se non ne riuscissimo a raggiungere il significato più profondo.

Non a caso il dolore ci spinge a smettere di vivere e ci fa invece sopravvivere. La parola sopravvivenza significa letteralmente “vivere sopra” le cose. Sopravvivere è non riuscire più a stare dentro ma solo fuori. Cosa può salvare la Maddalena da una simile situazione?

<<Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?” Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”>>.

Pasqua inizia quando non solo ci limitiamo a piangere, ma quando nel nostro pianto emerge una domanda: <<Che cos’è che veramente mi fa soffrire?>>.

Il Vangelo prima di essere una grande risposta è innanzitutto una palestra che ci insegna le domande giuste da farci. Ovviamente Maria di Magdala sa solo ripetere sempre la stessa cosa: <<Hanno portato via il Signore e non so dove>>.

Eppure pian piano in mezzo a questa domanda nascosta nel suo pianto si fa spazio la voce di Gesù stesso: <<Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”>>.

Credere è sempre imparare a credere, con gradualità, un po’ alla volta. Ci si accorge di Dio nella propria vita man mano che lasciamo che ci venga a cercare lì dove più pensiamo che egli non ci sia.

<<Gesù le disse: “Maria! Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì! ” , che significa: Maestro!>>.

Credere è scoprire che dentro le nostre domande c’è qualcuno che ci sta chiamando per nome. Quando senti pronunciare il tuo nome lì dove pensavi di essere perduto, allora hai scoperto che è Pasqua.