don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 7 Marzo 2021 – Gv 2, 13-25

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 Potrebbe sembrare un neo, una piccola sbavatura, un episodio da dimenticare, quello raccontato nel vangelo di oggi. Quando pensiamo a Gesù lo immaginiamo sempre molto pacifico, sorridente, accomodante, disposto a dispensare baci e abbracci a tutti, e a dire frasi mielesche degne dei migliori cioccolatini in commercio. Ma nulla è così lontano dalla realtà come questa descrizione di Gesù.

Egli, invece, emerge nel Vangelo con una personalità straordinariamente mite, umile, ma allo stesso tempo, forte, decisa, mai doppia. E l’episodio della cacciata dei mercanti dal tempio non è un’eccezione ma un gesto totalmente in linea con il Suo temperamento. Il Suo gesto forte non è di violenza contro le persone ma contro una mentalità, e basta fermarsi ai verbi usati per capirne la portata: scacciò, sparpagliò, rovesciò. “Scacciare” è il verbo che libera chi occupa abusivamente uno spazio.

In questo caso è lo spazio del tempio, lo spazio di Dio che non può essere riempito da chi vende e chi compra, ma semmai da chi parla e chi ascolta. La preghiera non è un luogo di commercio bensì di ascolto e di decisione. “Sparpagliare” è il verbo che mette in discussione l’ordine di chi si è fatto i calcoli e pensa che attraverso di essi può manovrare Dio e il prossimo.

Gesù sparpaglia le monete che probabilmente incolonnate, contate e raccolte erano l’immagine più eloquente di questo calcolo e dell’idea che ogni cosa ha un prezzo, quando invece l’Amore non è né calcolabile né vendibile. “Rovesciare” è il verbo della conversione, perché essa consiste nel rovesciamento di una mentalità. È imparare a vedere le cose da un punto di vista diverso, contrario, rovesciato appunto. Si comprende allora come questa apparente violenza di Gesù non è violenza ma zelo.

È lo stesso zelo che anima e appassiona una persona quanto davanti alla vita infelice di chi ama non riesce a stare tranquillo, ma compie gesti forti nel tentativo di svegliare dal torpore chi ormai sembra sia pericolosamente addormentato.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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