don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 5 Maggio 2022

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La forza di cui abbiamo bisogno per vivere autenticamente la vita cristiana è una forza che viene dall’alto e che prende il nome di virtù teologale. Nello specifico questa forza è tripartitica: la fede, la speranza e la carità. Essendo dono non possiamo ritrovarle nelle nostre forze, ma solo in quella gratuità con cui Dio ci ama.

Liberi dall’ansia da prestazione che dobbiamo procurarcele da soli, veniamo ricollocati con gioia davanti a un Dio che muore dalla voglia di farci questo dono. È l’intento di Gesù nel Vangelo di oggi quando dice esplicitamente:

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“Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”.

Quando pensi di non aver fede non perdere tempo a colpevolizzarti, domandala al Signore. Quando pensi di non avere speranza non perdere tempo a fingere di essere ottimista, domandala al Signore. Quando pensi di non avere amore, non perdere tempo nel sentirti sbagliato domandalo al Signore. In questo domandare Dio risponde attraverso il Figlio.

Gesù è la maniera che Dio ha di donarci questi tre doni. I sacramenti sono il Figlio. Soprattutto nell’Eucarestia noi riceviamo una scorta di fede, di speranza e di carità. Riceverla però non ci assicura che la useremo. Per questo la Grazia provoca la nostra libertà, affinché al dono corrisponda una scelta. Alla fede, alla speranza e alla carità corrispondono la fiducia, l’audacia e il saper morire per chi si ama. Ha ragione quindi Sant’Agostino a ricordarci che “il Dio che ci ha fatti senza di noi, non ci salva senza di noi”.

La grazia e la nostra libertà diventano il binomio vero su cui si poggia la storia della salvezza, perché la redenzione non è semplicemente Dio che ci salva, ma noi che ci lasciamo salvare da Lui. Non siamo salvi per forza, siamo salvi per dono e per adesione a questo dono. Uno può anche lanciarti un salvagente ma tocca a te aggrapparti e farne buon uso. Siamo chiamati a non sprecare il dono, o in assenza di esso a saperlo chiedere con umiltà.

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L’umile è colui che chiede senza fingere autosufficienza.

NUOVO COMMENTO

“Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato”. Avevano ragione alcuni grandi teologi a dire che noi non potremmo metterci a cercare nessuna verità se essa stessa non c’avesse trovati per prima. Non potremmo metterci a cercare Dio se Egli stesso non avesse messo dentro di noi la nostalgia di Lui.

Ogni movimento di ricerca di ogni persona è sempre preceduto dall’iniziativa di un Altro. La nostra libertà consiste nello scegliere o meno di assecondare questa iniziativa che ci precede. Ecco perché la prima vera attività della vita spirituale è domandarci se nella nostra interiorità sentiamo risuonare il richiamo a qualcosa o avvertiamo solo il rumore delle nostre preoccupazioni. […] Continua a leggere su Facebook

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