don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 31 Ottobre 2020 – Lc 14, 1.7-11

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“Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro una parabola”. Così inizia il Vangelo di oggi, e la sensazione che si ha è che l’insegnamento che Gesù sta per dare sia accomunabile a una sorta di galateo o peggio ancora di tatticismo, ma così non è: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più ragguardevole di te e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: Cedigli il posto!  Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica: Amico, passa più avanti. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Qui il problema non è se convenga o no mettersi ai primi posti, ma la nuova logica del giudizio di Dio che non considera i primi posti i posti migliori, privilegiando invece l’atteggiamento degli umili, unici che non solo comprendono il Suo messaggio ma che alla fine sono esaltati da Lui.

A noi l’umiltà piace quando riguarda le storie dei santi, gli esempi edificanti, le finte scene di chi dice “no non è vero che sono bravo”, ma alla fine rischiamo di fare la magra figura di quello che un giorno disse “io sono umile e me ne vanto”. L’umiltà è invece un realismo completamente libero da quei ragionamenti mondani in cui si vale per il posto che si occupa.

L’umile, proprio perché ha una giusta percezione di sé, non ricerca un posto per esistere ma lascia che la sua esistenza possa essere resa tale dall’amore gratuito di un Dio che si accorge soprattutto di coloro che confidano completamente in Lui. L’umiltà è smettere di confidare in se stessi.

L’umiltà è smettere di ritenere granitiche le proprie certezze e i propri ragionamenti escludendo così di fatto la dinamica del Mistero che altro non è che Dio che ci supera e ci stupisce. L’umile è colui che la vita mette per ultimo, e che nella vita eterna è il primo.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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