don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 28 Marzo 2022

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Del Vangelo non bisogna ignorare mai nessun dettaglio, specialmente quando hanno a che fare con la geografia dei luoghi dove Gesù si reca:

“Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire”.

Cana è il luogo del primo miracolo. È il miracolo della gioia salvata in extremis grazie proprio ad un intervento di Gesù. Ancora una volta in questo luogo c’è una situazione estrema: un uomo ha un figlio in fin di vita, non c’è più tempo, e Gesù è l’unico che può fare qualcosa. La preghiera di questo padre viene esaudita ma la professione di fede che Gesù domanda a quest’uomo è davvero unica nel suo genere:

“Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli rispose: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino”.

La risposta di quest’uomo è unica: crede a Gesù non in seguito al miracolo, ma crede a Gesù senza ancora aver visto il miracolo della guarigione del figlio. Sembra che il Vangelo voglia suggerirci che l’atteggiamento vero della fede non è vedere un segno per poi credere, ma credere in assenza di segni fino al punto in cui quella fiducia rende visibile anche il segno:

“Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio a quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia”.

Il risultato è una sovrabbondanza di conversione. Se infatti all’inizio è solo lui capace di una fede senza segni, alla fine del miracolo tutta la sua famiglia si converte. È bello pensare che l’atto singolo di fede di uno di noi alla fine diventa l’inizio della conversione degli altri.

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La storia raccontata nel Vangelo di oggi potrebbe assomigliare a tante altre storie di guarigione narrate nel Vangelo. Eppure la disperazione di questo padre che cerca Gesù perché il figlio è in fin di vita, trova nel racconto dell’evangelista Giovanni alcuni dettagli interessanti: “«Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive».

Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino”. Credere è mettersi in cammino proprio quando ci mancano prove evidenti su ciò che crediamo. La fede non è un convincersi un po’ alla volta ma bensì è un affidarsi un po’ alla volta. È in questa dinamica di graduale fiducia che la grazia di Dio opera cambiamenti: “Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».

S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato». Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia”. Molti di noi invece ragioniamo al contrario perché ricerchiamo prove per poterci affidare ignorando che solo la fede ci permette di vedere un cambiamento. Senza fede ci rimangono solo i fatti senza vie d’uscita, la fede invece è l’intuizione di un imprevisto che cambia tutto.

Se non credi che possa esserci un imprevisto nell’ineluttabilità della vita, allora la vita rimane ineluttabile.

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