don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 28 Aprile 2020 – Gv 6, 30-35

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<<Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo>>.

La faccenda delle prove è in voga fin dalla fondazione del mondo. Abbiamo sempre bisogno di qualcosa che attesti che quello che stiamo facendo, o quello in cui crediamo sia vero. Che prova porta Gesù di questa verità che è venuto a portarci?

<<Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”>>.

La prova più profonda della verità delle parole di Gesù consiste nel dono della sua vita che egli ha fatto per tutti noi. Credere in Gesù, infatti, significa credere che ha dato la vita per ognuno di noi. Eppure ci capita di avere una fede che suona più o meno così: credo che Gesù è il Figlio di Dio, credo che sia venuto nel mondo, credo che sia morto, credo che sia Risorto, ma ho difficoltà a credere che lo abbia fatto proprio per me». Sono le ferite del peccato originale che non ci fanno credere che siamo amati in questo modo. Eppure solo quando crediamo a un amore che si fa dettaglio fino a darci del tu, solo allora la fede ci cambia la vita.

«Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete».

Tutte le volte che ci accostiamo all’Eucaristia ci accostiamo a un amore che ci dà del tu. A un amore che ci dice che tutta la storia della redenzione è storia per me, che guarda me, che considera me, che mi prende sul serio non come la massa di “tutti” , ma come Punicità di “ognuno”.

Se tu credi in questo e costruisci con Gesù una relazione così intima, allora non vai alla ricerca di nessun’altra cosa che ti sfami o ti disseti. Il peccato è cercare il cibo giusto in posti sbagliati. È giusto desiderare di essere felici, ma non tutto rende felici.


AUTORE: don Luigi Maria Epicoco
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